MANDURIA — A qualcuno erano parsi eccessivi i ventuno mila euro di previsione di spesa per le sole raccomandate postali. Poi si è capi­to l'enormità del debito maturato da migliaia e migliaia di evasori tri­butari, parziali e totali, del comune di Manduria. Gli addetti dell'Ufficio tributi che in questi giorni hanno terminato la verifica degli ultimi cinque anni, hanno stimato un mancato introito pari a circa tre mi­lioni e mezzo di euro. Sette miliardi di vecchie lire che mancano dalle casse comunali e che ora l'ente mes­sapico intende riappropriarsi. Stan­no quindi per partire le prime 5.500 notifiche ad altrettanti contribuen­ti infedeli o del tutto sconosciuti al fisco locale che dovranno mettere mano ai portafogli se non vogliono rincorrere nelle sanzioni previste dalle leggi che regolano la materia.

Per ora sarà un avvertimento bona­rio con il richiamo alle spese e al­l'addizionale per il ritardato paga­mento. Altrimenti si passerà a misu­re più drastiche e molto più onero­se del recupero coatto di quanto do­vuto. Sempre secondo i calcoli del Centro elaborazioni dati del Servi­zio tributario del Comune, i versa­menti omessi o parzialmente versa­ti nel solo anno 2004 (per evitare la prescrizione quinquennale partiran­no da quel periodo le prime notifi­che) ,sono stati quattromila relati­vamente all'Imposta comunale su­gli immobili. Mentre la tassa sui ri­fiuti (Tarsu) è stata evasa da 1500 proprietari di casa nel periodo com­preso tra il 2004 e il 2008. La prima misura adottata dall'amministrazio­ne messapica è stata quella di predi­sporre l'attività di notifica degli atti all'esercito di evasori. Un impegno non indifferente che ha messo in crisi l'organico dell'ente comunale costretta a convenzionarsi con l'am­ministrazione delle Poste italiane.

Così è stato raggiunto un accordo tra Comune e Poste che prevede il pagamento di 3,80 euro per ogni contribuente moroso. Ventuno mi­la euro di spesa, per questo, contro un potenziale recupero di tre milio­ni e mezzo di euro, sono un investi­mento che conviene fare, si sono detti gli amministratori che non hanno però pensato ai dissapori dei dipendenti dell'ufficio protocol­lo ai quali non è andata giù la scelta del loro datore di lavoro di affidare alle Poste l'onere di predisporre ed imbustare gli atti da far recapitare alle famiglie. Per quel lavoro gli im­piegati del servizio pubblico aveva­no chiesto una somma superiore di quella presentata dall'amministra­zione delle Poste. Così, almeno, si giustifica nella deliberazione di giunta che affida l'incombenza alle Poste per il servizio «Poste Basic Easy» e quello della corrisponden­za «poste on line».

Nazareno Dinoi - Corrieredelmezzogiorno.it