Potrebbe avere ragione il ministro leghista Calderoli? Potrebbe essere come dice lui, che una nuova Cassa per il Mezzogiorno con soldi per il Sud sarebbe uno spreco anzi peggio, danari dati alla criminalità?
«Assolutamente no. Se si ha un po’ di cultura si sa che non è così. Ma forse lui sa di non averla». A parlare è Gianfranco Viesti, fresco assessore regionale nella giunta Vendola, nominato con il rimpasto pre-bufera giudiziaria, qualche settimana fa. Viesti, docente di Economia applicata presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università di Bari, ha da pochi mesi pubblicato per la collana «Saggi Tascabili» di Laterza un eloquente e quanto mai attuale libro su «Mezzogiorno a tradimento. Il Nord, il Sud e la politica che non c’è». La sua conclusione è che l’Italia ha una sola via per crescere: far crescere il Sud. E per crescere ci vogliono risorse. «Mi fanno ridere quelli che dicono che ciò che conta è la qualità. Serve anche la quantità per realizzare gli obiettivi».

Sì, ma Calderoli...
«...Calderoli parla per tattica politica. Il fatto concreto è che per la prima volta un governo nazionale finanzia tutta la sua politica economica con il taglio dei fondi al Sud. E la cosa più grave è che accade nel sostanziale silenzio». 

Ma forse, purtroppo, Calderoli non ha tutti i torti. Non crede che in passato il Sud abbia sprecato danaro pubblico?
«Dipende da che cosa intendiamo per passato. Sicuramente c’è un periodo buio e parliamo degli anni Ottanta, quando per frenare l’emigrazione si è deciso di sostenere il Mezzogiorno senza svilupparlo, per necessità di lavoro, attraverso pensioni di invalidità, appalti, opere». 

Comunque ora il governo Berlusconi, alla fine, i soldi li darà: i primi 4 miliardi alla Sicilia, poi toccherà alla Puglia, ha promesso il premier... 
«Non c’è un centesimo in più di quanto non fosse già previsto dal Quadro Strategico Nazionale redatto dallo stesso governo del Pdl. Ci voleva una decisione tecnica del Cipe ed è arrivata». 

Ma una nuova Cassa per il Mezzogiorno può servire o no?
«E’ un inganno, attenzione. Parliamo del nulla. Nessuno ha intenzione di fare nessuna Cassa. E’ l’ironia crudele che solo una mente raffinata come il ministro Tremonti poteva concepire: prima ci toglie la cassa e poi parla di Cassa, creando la polemica. Tutto questo è funzionale ad una politica contraria al Sud. E’ il frutto di una capacità di comunicazione di Berlusconi e Tremonti di fronte al quale dobbiamo toglierci il cappello». 

Il Centro studi di Confindustria ha pubblicato una ricerca che indica lo sviluppo del Meridione come unica via per la crescita del Paese, calcolando il valore aggiunto di un punto di Pil e 3 milioni di posti di lavoro. Lei ci crede?
«E’ così. E forse il Centro studi di Confindustria dovrebbe far leggere questa ricerca anche al suo presidente, Emma Marcegaglia, che da quando si è insediata non ha speso una sola parola per gli investimenti nel Mezzogiorno. Ma oltre a Confindustria le stesse cose le hanno dette il presidente della Repubblica, Napolitano e il governatore della Banca d’Italia, Draghi. E poi anche i vescovi». 

E allora perché, di fatto, dalla teoria non si passa alla pratica?
«Manca la volontà politica, certamente del governo in tutte le sue rappresentanze ma anche di una classe dirigente in generale scettica e distante, che non crede nella possibilità di sviluppo del Mezzogiorno e si è convinta che il Sud è immondizia». 

Ma non dovrebbe essere compito della politica invertire questa tendenza?
«Mai vista una congiuntura politica con un interesse più basso per il Mezzogiorno, con il paradosso di avere nel governo la Lega che come dice Vendola è il vero partito della spesa pubblica, pensano solo a intercettare risorse pubbliche». 

Ma non c’è solo la Lega...
«E’ vero anche nel centrosinistra del Nord si sta affermando il localismo e la teoria della “locomotiva del Paese” per cui visto che ci sono pochi soldi è giusto darli alle regioni più sviluppate che trainano l’economia. Il punto che sfugge è che il Paese è fermo da dieci anni».

Ma allora non si può fare niente? Eppure quando poi il Nord incontra il Sud esprime stupore. Uno per tutti, Alessandro Profumo amministratore delegato di Unicredit che nell’ultimo vertice con gli imprenditori pugliesi si è stupito di non aver sentito nessuno lamentarsi della crisi. Al contrario di quello che accade al Nord...
«Io di piagnoni in giro non ne vedo. Per prima cosa dobbiamo liberarci della sindrome di Stoccolma, che ci rende complici dei nostri “carnefici” quando accettiamo e alimentiamo gli stereotipi sul Sud. Poi dobbiamo fare tre cose...» 

Solo tre cose? «...lo dico ironicamente. Cominciamo a fare bene il nostro dovere qui, combattendo quella parte di nemici del Meridione che sono meridionali, promuovendo le buone imprese e la buona politica, isolando la criminalità». 

Poi...? «Fare cultura e politica e tessere ponti con il resto dell’Italia al quale raccontarsi per demolire uno dopo l’altro tutti i pregiudizi. Serve una battaglia culturale». Basta? «Direi che, come se non bastassero le difficoltà, il Sud si salva insieme al Welfare di tutto il Paese. Non è questione solo di risorse che pure non possono negarci. Ma deve cambiare la scuola e tutto un sistema di assistenza sociale tarato negli anni Sessanta sulla figura dell’uomo capofamiglia anziano, dimenticandoci dell’assoluta necessità di sostenere l’occupazione femminile e i giovani». 

Se la sentisse Tremonti crede che le darebbe ragione? 
«Tremonti ha concluso il suo ultimo libro scrivendo che agli italiani non interessa più il servizio sanitario nazionale ma l’ospedale della propria città. Io credo che un Paese che la pensa così è destinato a perire».

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