Michele "u piazzat". È da questo signore, Michele Dicuonzo, pentito principe della mafia barlettana, che nasce la prima indagine giudiziaria su Gianpaolo Tarantini. Siamo nel 2002 quando davanti all´allora sostituto procuratore, Michele Emiliano, "U Piazzat" racconta che la criminalità organizzata locale prende una percentuale sulle tangenti intascate da un parlamentare locale di Alleanza nazionale (ipotesi questa però non riscontrata dalla magistratura). Si tratta di tangenti sanitarie e più specificatamente dei rapporti che intercorrono tra il primario di ortopedia dell´ospedale di Barletta, Sandro Canfora, e appunto Gianpaolo Tarantini...

Jessica Rizzo
In una conversazione dell´ottobre del 2001, per esempio, Canfora e Tarantini parlano di alberghi lussuosissimi da prenotare per Canfora e per i suoi collaboratori in occasione di un incontro a Roma da tenersi il 13, al quale partecipano i più importanti primari pugliesi. Dopo l´incontro - ricostruiscono i Carabinieri - «Gianpaolo avverte Canfora che il 13 hanno appuntamento a una festa nel locale di Jessica Rizzo, la pornostar, dove hanno prenotato cinque posti».

La figura di Mazzaracchio
Il nome dell´ex assessore regionale alla Sanità compare in una serie di intercettazioni: in una conversazione con il solito dottor Canfora (con il quale, si deduce dalle intercettazioni, i Tarantini dividerebbero i soldi) si parla di «una società diversa dalle solite, con un indirizzo tutto nuovo, ma dietro la quale - scrivono i Carabinieri - pur non comparendo, si troverebbe sempre la figura di Mazzaracchio». A curare le pubbliche relazioni con l´assessore sarebbe la "suocera" di Claudio Tarantini. I carabinieri parlano di un legame «accertato» tra l´imprenditore e l´attuale parlamentare del Pdl.

L´accordo politico risulterebbe poi anche in altre conversazioni quando «i fratelli Tarantini - sostengono sempre i carabinieri del nucleo polizia giudiziaria - parlano di un accordo oculato e premeditato con il governatore regionale, Raffaele Fitto, tant´è vero che la società potrebbe avere modo di esistere e operare, dicono testualmente, «per quattro o cinque anni, ovvero fino a quando Fitto avrà il dominio».

Inoltre la suocera di Tarantini jr, in virtù dell´amicizia con Mazzaracchio, «sarebbe andata a Roma dove grazie all´appoggio del sottosegretario Guido Viceconte, pare abbia incontrato il ministro alla Sanità, Girolamo Sirchia, per discutere di questioni personali».

Michele Emiliano
Siamo alla vigilia delle amministrative del 2004 e i fratelli Tarantini si dicono molto preoccupati per la possibile elezione di Michele Emiliano. «Se vince lui, siamo fregati» si sfogano. Dopo cercheranno di avvicinarlo e incontrarlo, pur sostenendo comunque in campagna elettorale il centrodestra.

Gli ordinativi
Tarantini parla con una delle dirigenti dell´area patrimonio dell´ospedale di Molfetta.
T.: «Signora, buongiorno come sta?».
S.: «Insomma, ieri avevo mal di denti».
T.: «Guardi se ha bisogno di un dentista, mio zio è bravissimo e non la faccio nemmeno pagare».
S.: «Ah, me l´avesse detto prima! Ho speso 13 milioni».
T.: «Uhm, e non lo può annullare glielo faccio fare da mio zio!».
S.: «No, vabbè, grazie».
T.: «Senta singora, sta venendo Gigi, il mio collaboratore e le sta portando la richiesta di Canfora (ndr, uno degli ortopedici indagati). Una cortesia: se riesce né a farla fare da Schiavone, né a De Pietro. La faccia firmare solo a quell´altro».
S.: «Se la fa lui non c´è nessun problema, né Schiavone si può appellare, hai capito?».
T.: «Eh! Non vorrei... non verrei... siccome Canfora ha fatto quella richiesta grossa non vorrei che quello dice: "E questo quante cose vuole in un anno?" (...) Perché c´è anche quell´altra cosa grossa».
S.: «No, ce l´ha lui (ndr, De Pietro). Ce l´ha lui e mi pare che sta ancora sulla scrivania. (...) Vediamo domani, torno alla carica».

Il sistema
Tarantini parla con il dottor Canfora, di Barletta. E parlano di De Pietro e dell´influenza che può avere uno come Greco.

T.: «Stamattina ho mandato io il preventivo e mi è arrivata la richiesta di preventivo urgente».
C.: «Veramente? Urgente?».
T.: «Urgente! Bravo. Poi ha parlato il mio segretario per non fare vedere che ero io... e ho mandato il preventivo».
C.: «Meglio, così si compromette! Bravo, hai fatto un bel gioco. (...) Ma è buono il preventivo?».
T.: «Si saranno un 250».
C.: «Madò! Vabbè. E´ molto importante vedere come reagisce, capito?».
T.: «Se arriva l´ordine, vuol dire che... è forte. Se non arriva l´ordine, vuol dire... «.
S.: «Ed è compromesso, capito perché è compromesso? In quella maniera là diciamo, sta dentro».
Come si evincerà poi da altre telefonate, De Pietro firmerà gli ordini in sospeso e disporrà la fornitura del materiale dell´ortopedia

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