Sono tra quelli che possono prendersi il lusso di dire “Lo avevamo detto”. Mario Guadagnolo ed Eugenio Introcaso erano stati gli unici pidiellini ad uscire allo scoperto, invitando il Pdl a non fare accordi con Cito. «Crediamo — affermano — che tutti in città debbano darci atto che avevamo visto giusto e denunciato in maniera chiara ed inequi–vocabile le contraddizioni e la impraticabilità di un accordo con Cito». Due le contraddizioni che hanno portato il centrodestra alla sconfitta: «Quella di un appa–rentamento con chi aveva sbertucciato per tutta la campagna elettorale i dirigenti del Pdl e insultato il candidato presidente dandogli dell’”incapace”...

L’altra contraddizione per il centro destra, partito di civile connotazione che ha come segno distintivo il rispetto dell’avversario, era l’apparen–tamento con chi ha elevato a sistema di lotta politica il dileggio e l’insulto. Questo grumo di contraddizioni è apparso subito evidente alla città e reso tangibile dalle discutibili performances televisive del candidato Rana accanto a Cito. E, anche se la sua cifra è stata sempre quella di un misurato e garbato gentiluomo, egli è diventato oggettivamente complice delle intemperanze e delle volgarità di chi al suo fianco insolentiva i suoi ex amici Tarantino, Scalera e Poli Bortone. A nostro parere tali apparizioni televisive hanno fatto perdere a Rana gran parte dei consensi acquisiti al primo turno». La «Taranto sana e civile», spiegano Guadagnolo e Introcaso «aveva chiesto a Rana di non fare quell’accordo. Quella città che abbiamo evocato ha alzato la testa e si è regolata di conseguenza. O ha votato Florido o non è andata a votare. Noi avevamo consigliato al prof. Rana di correre da solo presentandosi alla città con la sua storia, la sua cultura, il suo essere una persona per bene. Avrebbe avuto certamente più chance. Non siamo stati ascoltati né da Rana né dal gruppo dirigente del Pdl».

Le responsabilità: «Quando le linee e le scelte politiche sui destini della nostra città vengono operate in qualche salotto buono di un’altra provincia senza che un gruppo dirigente abbia la schiena dritta per opporvisi i risultati non possono essere che questi. In un partito nel quale non c’è confronto e dibattito politico le scelte demandate ad una sola persona non danno mai buoni frutti. Nel centro destra c’è un problema di agibilità democratica e politica. Occorre ripensare il partito e l’articolazione interna della sua vita democratica. Fino a quando non cambierà questo status errori come quelli commessi saranno sempre più frequenti».

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