BARI - Medicina del territorio, una vecchia «missione» mai pienamente compiuta. Ora, il presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, insieme ai suoi assessori dell’area Politiche della salute, delle Persone, delle Pari opportunità, Tommaso Fiore e Elena Gentile, mette sul tavolo quasi 200 milioni di euro: è la misura degli investimenti per consultori, distretti socio sanitari, poliambulatori, diagnostica, assistenza domiciliare. «Questa è la prova provata - spiega il presidente - che noi sappiamo rispondere con i fatti al cumulo di sciocchezze dette dai ministri Fitto e Brunetta sulla capacità di spesa della Puglia. E pensare che quando siamo arrivati, nel 2005, abbiamo trovato che chi ci ha preceduto aveva speso appena il 13% dei fondi Por a disposizione. Per cinque anni, il governo Fitto non era stato in grado di spendere una lira».

A stretto giro di posta la risposta di Fitto. «Sarebbe interessante in questa campagna elettorale - dice il ministro delle Politiche regionali - chiedere come mai queste risorse, sono diversi miliardi di euro già assegnati alle Regioni, potevano essere utilizzate dall’1 gennaio 2007 e ad oggi non è stato speso un euro». Poi, in serata, Rocco Palese (capogruppo FI-Pdl) ha aggiunto: «Noi avevamo impegnato il 96% del Por con obbligazioni giuridicamente vincolanti. Lui in due anni su quel Por è riuscito a perdere 52 milioni sulla Formazione professionale e 173 milioni destinati ai dissalatori». 

Controreplica dell’assessore al Bilancio, Michele Pelillo: «Dopo la delibera del 2007, con enorme ritardo il ministero ha approvato solo lo scorso 6 marzo i Par delle regioni settentrionali. Al momento, neppure uno dei Par delle Regioni del sud è stato approvato: si tratta di inadempienza o qualcuno al governo gioca con le carte truccate?» 

La polemica riguarda più fronti, perché se è vero che ci sono le risorse della programmazione comunitaria 2007-2013, è vero anche che ci sono gli ormai famigerati fondi per le aree sottoutilizzate (Fas). Tanto Fiore che Vendola disperano di vederli arrivare. I soldi del Fas per la Puglia rientrerebbero in quella sforbiciata decisa dal governo Berlusconi e che, vista dalle nostre latitudini, è valutata come uno scippo alle regioni del Mezzogiorno. Al punto che, entro giugno, la giunta metterà a punto le linee guida per l’utilizzo del progetto di finanza (project financing). Sembra ormai questa la strada che il governo Vendola ha immaginato di percorrere (affidarsi ai privati che in cambio della costruzione a proprie spese ottengono la gestione degli immobili) per sopperire al minor flusso di trasferimenti provenienti da Roma. 

Intanto, e questa è una buona notizia, proprio in questi giorni stanno arrivando i primi accreditamenti degli investimenti in sanità ex art. 20 legge 67/88 riferiti però alla precedente annualità. In totale sono attesi circa 400 milioni di euro immediatamente spendibili per nuovi ospedali, che andranno ad aggiungersi ai 132, tutti riferiti al Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), annunciati da Vendola ieri mattina. Nei 400 milioni ex articolo 20 rientrano i lavori per l’ospedale di Lecce, mentre ai 132 milioni, che come detto sono destinati non agli ospedali, ma alla medicina del territorio, si dovranno opere di vario impatto. Tra questi la messa a norma dei distretti socio sanitari e dei consultori nell’Asl di Foggia (4 milioni e 300mila euro), la ristrutturazione della sede del distretto di via Caduti di via Fani (oggetto del crollo di un solaio, l’anno scorso), a Bari (5 milioni di euro), il piano tecnologico per i quattro distretti e la Tac a Brindisi (territorio di Fasano), potenziamento del sistema di diagnostica per immagini tra Martano, Poggiardo e Galatina, nel Leccese.

GIUSEPPE ARMENISE - (C) Lagazzettadelmezzogiorno.it