BARI - Il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha chiesto oggi ufficialmente, nel vertice della maggioranza di centrosinistra, che i consiglieri taglino la loro busta paga di un altro 10% dopo quello deciso qualche anno fa e tuttora vigente. E ha dato la propria disponibilità a dare subito un «taglio» al proprio stipendio, anche di 30.000 euro...

Per affrontare in termini concreti il problema dei costi della politica, il presidente del consiglio regionale pugliese, Pietro Pepe, chiederà inoltre alla Conferenza dei presidenti delle Regioni, che non vi siano sperequazioni sul territorio nazionale e che si giunga ad una determinazione che coinvolga e impegni tutti i consigli regionali ad adottare una legge che preveda per tutti i consiglieri regionali in Italia lo stesso trattamento economico. 

Le proposte fatte da Vendola saranno approfondite in sede istituzionale, cioè nella commissione presso la presidenza del consiglio regionale. «Credo che unitariamente centrodestra e centrosinistra – ha detto Vendola – possano e debbano condividere un momento di sobrietà dal punto di vista delle retribuzioni».

L’obiettivo di Vendola, in vista della maratona di fine anno sul Bilancio 2009, è proprio questo: lanciare per via istituzionale un messaggio, in tempi di crisi economica, a tutti, un messaggio che farebbe più notizia di eventuali (e forse più siginificativi) tagli ad altri costi della politica. 

Vendola nella scorsa settimana è stato al centro di alcuni articoli sulla stampa nazionale a proposito della sua busta paga, cifre peraltro contestate dal governatore della Puglia che ha mostrato la sua reale retribuzione. 

Ma la situazione è tale da non escludere qualche colpo di scena, così come non ha mancato di segnalare un articolo pubblicato oggi sulla «Gazzetta»: in caso di mancato accordo dei gruppi di maggioranza. «Non vedo le ragioni di andare ulteriormente, dopo averlo già fato per due anni, sulla strada di un taglio alle indennità. E registro che su questo tema - dice Potì - c’è un po’ di maretta nella maggioranza». 

Nel centrodestra manco a parlarne. Dice senza mezzi termini Lucio Tarquinio (FI-Pdl): «ci siamo già “tagliati” e i gruppi lavorano in condizioni di ristrettezza». Basti dire che il solo taglio ai rimborsi per i missionari (i dipendenti in distacco), tra buoni pasto e diarie, consentirebbe un risparmio di 1,7 milioni di euro. Ma com’è noto la legge di riforma è stata rinviata al prossimo anno. E ancora: in altre Regioni la dotazione economica ai gruppi consiliari (le spese per il personale) sono affidate alla gestione flessibile degli stessi consiglieri, che possono spenderli come dirottarli su altre voci «rimpinguando» il piatto degli emolumenti (che comprendono oltre all’idennità di carica, le voci ben più pesanti di rimborsi spese per le missioni e il rapporto con gli elettori). La dotazione finanziaria, ovvero i budget a disposizione dei gruppi, sono poi aggiornati in ogni legislatura. Qui, in Puglia, i livelli sono fermi al 1994. Anche per queste ragioni, Sannicandro (Prc) chiarisce: ci riserviamo di valutare la proposta della giunta prima di prendere posizione.

(C) La Gazzetta del Mezzogiorno