Una città intossicata dai fumi e dai veleni dell'Ilva, dove un ragazzo di 13 anni ha un tumore ai polmoni senza aver mai fumato una sigaretta e dove gli operai stessi sono disposti a rinunciare al lavoro pur di porre un rimedio ad una situazione insostenibile. Non c'era altro tempo da perdere, quindi, si doveva far presto e da più parte giunge il plauso per l'approvazione ieri del Ddl per porre freno alle diossine causate dall'Ilva di Taranto...

Nei giorni scorsi anche un articolo comparso sul Corriere della Sera parlava di "coraggio delle scelte" di regioni come il Friuli che ha posto dei paletti molto stretti per l'emissione delle diossine. E, facendo riferimento alla Puglia, si faceva notare come ancora mancasse una legge che riducesse le emissioni nei limiti consentiti dalle leggi europee. Ecco fatto, ieri è stata approvata una legge dalla Giunta Vendola.

In Puglia sono in esercizio numerosi impianti industriali alla cui attività è connessa l’emissione di importanti quantitativi di sostanze nocive, tra questi c'è sicuramente l'Ilva di Taranto che contribuisce in maniera significativa alle emissioni nazionali di furani, diossine ed altre sostanze. Da tempo la popolazione si è mobilitata. In campo sono scesi anche i bambini di Taranto che a centinaia hanno sfilato per le vie della città. Quella di oggi – ha detto in conferenza stampa Vendola, presentando i contenuti del Ddl – "è una prima risposta".

Il disegno di legge adotta in pratica i criteri contenuti nel 'Protocollo di Aarhus', approvato dal consiglio dell’Ue nel 2004 e recepito da 16 paesi dell’Unione ma non dall’Italia. I nuovi limiti in Puglia per gli impianti in esercizio sono 2,5 nanogrammi a metro cubo di policlorodibenzodiossina e policlorodibenzofurani dal prossimo mese di aprile fino ad arrivare a 0,4 dal 31 dicembre del 2010. I limiti previsti dalla legge nazionale sono attualmente di 10 nanogrammi a metro cubo. A febbraio del 2008 l’Ilva emetteva dai 4,4 agli 8,1 nanogrammi.

L'Arpa della Puglia diretta dal prof. Giorgio Assennato avrà il compito di controllare i limiti di emissione: se non saranno rispettati, il gestore avrà 60 giorni di tempo per adeguarsi; in caso contrario la Regione potrà decidere di sospendere l'attività dell’impianto. Vendola si dice pronto a difendere il provvedimento adottato oggi davanti a qualsiasi giudice e in qualsiasi sede, chiede al governo collaborazione, di stringere un 'pattò per il futuro ambientale di Taranto e invita il ministro all’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, a partecipare, a dicembre, a Taranto, agli Stati generali dell’Arpa. Per tutta risposta il ministro si dichiara «esterrefatta» dall’iniziativa della giunta pugliese. «Il disegno di legge proposto da Vendola sull'Ilva di Taranto, se approvato dal Consiglio regionale – dice il ministro – implicherebbe la chiusura dello stabilimento entro 4 mesi: un dato – aggiunge – che il presidente della Regione Puglia ben conosce e che rischia di innescare un problema sociale di enorme portata per Taranto e per la Puglia». «I limiti di emissione per diossine e furanni (0,4 ng a metro cubo) – aggiunge anche il ministro – sono previsti dal Protocollo di Arhus oggetto della Decisione del Consiglio dell’Unione Europea 2004/259/CE del 19 febbraio 2004. Nell’annesso VI del Protocollo si prevede che i termini per l'applicazione dei valori limite per le fonti fisse sono fissati in 8 anni dall’entrata in vigore della Decisione, cioè nel 2012».

A stretto giro di comunicati il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, interviene: "in questo modo l’Ilva chiude in quattro mesi" e che "c'è tempo fino al 2012 per l’applicazione dei valori limite di diossine e furanni".

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