Un No convinto ai dissalatori in Puglia viene cogiuntamente dal circolo Legambiente di Manduria, dal dipartimento Comunicazione e Innovazioni del Partito della Rifondazione Comunista (G. Pellegrino), dalla Rete comunicativa Sedi Regionali e dall'Attac di Foggia...

Le quattro voci indicano strade alternative per recuerare acqua per la Puglia, come quella di finire i lavori per far confluire il fiume Sarmento nella diga del Sinni e il rilascio delle acque dell’invaso artificiale del Cogliandrino (gestito dall’Enel per la produzione di energia idroelettrica), nel fiume Sinni per incrementare le disponibilità idriche dell’invaso di Monte Cotugno. Attualmente queste acque potabili finiscono disperse nel Tirreno.

«La sola realizzazione di queste due opere potrebbe soddisfare un terzo del fabbisogno idrico annuale dell’Acquedotto Pugliese. E se a questi due esempi di sprechi ne aggiungessimo un altro? Proponiamo che l’Ilva di Taranto (una società privata) provveda alla costruzione di un dissalatore nel proprio sito industriale per l’approvvigionamento dell’acqua necessaria agli impianti di raffreddamento piuttosto che attingerla dall’Acquedotto Pugliese o in alternativa che sfrutti, per i processi produttivi, le acque del depuratore di Taranto “Gennarini” che attualmente vengono riversate nel mar Ionio attraverso una condotta sottomarina. Siamo certi che l’imprenditore “padron Riva” sarà in grado di valutarne i costi. In attesa di risposte, rivolgiamo pubblicamente i quesiti al nostro presidente, Nichi Vendola».

fonte: (C) gazzettadelmezzogiorno.it (n.perr.)