Il Tribunale del Riesame recepisce le indicazioni contenute nel provvedimento della Cassazione. E ordina di sequestrare nuovamente i soldi, 500mila euro, che il ministro Raffaele Fitto, all' epoca coordinatore regionale di Forza Italia, nel 2004 depositò sui conti de "La Puglia prima di tutto"...

Denaro che, secondo l' accusa, costituiscono il ricavato di una tangente, versata dall' imprenditore romano Giampaolo Angelucci. La decisione del Tribunale del Riesame rappresenta l' ennesimo capitolo di una storia giudiziaria complessa, cominciata nel giugno di due anni fa quando dopo aver chiesto l' arresto per il coordinatore regionale di Forza Italia il gip dispose il sequestro dei 500 mila euro e quello dei beni, riconducibili a Giampaolo Angelucci e al rappresentante politico.

Un provvedimento poi revocato con l' apertura di un conto corrente da parte dell' imprenditore romano di 55 milioni di euro, considerati come garanzia per le società del gruppo Tosinvest coinvolte nell' inchiesta e per le persone fisiche, e cioè per Fitto e Angelucci. Una tesi non condivisa dai pm Roberto Rossi, Lorenzo Nicastro e Renato Nitti ma dalla Cassazione soprattutto che, dopo aver esaminato il caso, ha rinviato gli atti al Tribunale del Riesame. «La Corte - scrivono i giudici baresi nel provvedimento depositato ieri - ha "superato" il tema della pluralità degli indagati concorrenti e della possibilità di estendere agli uni le garanzie degli altri, ed ha statuito il principio della diversità della posizione di Fitto». La conclusione è chiara: «La somma di denaro posta sotto sequestro si identifica con quella acquisita attraverso l' attività antigiuridica allo stesso iscritta» e cioè con i 500mila euro, frutto della presunta tangente che il gruppo Tosinvest di Giampaolo Angelucci avrebbe versato al movimento politico di Fitto per ottenere l' appalto delle Rsa. Ai soldi dovranno essere apposti nuovamente i sigilli. E anche ai beni personali dell' imprenditore romano per un valore di 55 milioni di euro.

Ma il ministro promette battaglia. «La decisione del Tribunale del Riesame di procedere al sequestro di 500mila euro sul conto de "La Puglia Prima di Tutto", è al tempo stesso una ennesima forzatura giuridica e la pesante ammissione dell' errore commesso a giugno 2006, con la totale sconfessione del maxisequestro di tutti i miei beni personali disposto all' epoca (per la fantasiosa e irraggiungibile cifra di 55 milioni di euro)». Fitto annuncia ricorso in Cassazione e un' azione civile di risarcimento «nei confronti di chi, all' epoca, fu causa di quell' ingiusto sequestro» e ricorda come i bilanci del suo movimento fossero stati approvato dalla Corte dei Conti e dalla Camera dei deputati. -

GABRIELLA DE MATTEIS - http://bari.repubblica.it