BARI - «Il mio nome non conta. Conta di più il fatto che mi sono impegnato per far sì che in Puglia si realizzassero strutture a dimensione umana, tanto che oggi il mio reparto è considerato tra i migliori d’Italia per la chirurgia del polmone». Paolo Sardelli è, almeno involontariamente, la pietra dello scandalo: è per avere lui alla guida del reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo che Nichi Vendola avrebbe fatto riaprire un concorso della Asl di Bari. E per questo ora il governatore è indagato. Ma lui, Sardelli, ha un punto di vista del tutto diverso: «Che il sistema funzioni in una certa maniera, e che i presidenti della Regione possano segnalare persone che ritengono capaci, questo è un fatto che dovete valutare voi».

I suoi titoli e le sue capacità non sono in discussione. Il problema è che i termini di un concorso sono stati riaperti affinché lei potesse partecipare. Cosa ha da dire? «Non c’è nessuno scandalo. La legge prevede la facoltà del direttore generale di riaprire i termini se i partecipanti sono pochi o poco qualificati. La prima volta si sono presentati in tre, la seconda in sei». 

Ed ha vinto lei. «Sì. Come ha detto la Cosentino, ero il più titolato». Quali sono i suoi rapporti con il presidente Vendola? «L’ho conosciuto anni fa. Ero stato nominato primario al Policlinico di Foggia da un direttore di centrodestra. Riorganizzai un reparto che non esisteva, venne da noi un medico di livello mondiale e quando Vendola diventò presidente della Regione mi fece i complimenti. Dopo qualche mese, siccome il primario del San Paolo era andato in pensione, fui contattato dalla Cosentino che mi chiese se ero interessato a partecipare al concorso. Io dissi “sì, ma alle mie condizioni”». 

Ovvero? «Non volevo lasciare il reparto meraviglioso che avevo costruito per andare in un ospedale come il San Paolo, con 25 posti letto e 4 bagni, senza aria condizionata, dove i pazienti vengono sbranati dalle zanzare. Così chiesi alla Cosentino che rifacessero il reparto». 

E lo fecero? «No. Infatti non presentai la domanda perché non avevano fatto nulla. Dopo altri tre mesi, il 2 settembre 2008, mi richiamò la Cosentino. Mi chiese perché non avessi presentato la domanda, e le ho ripetuto che doveva rifare il reparto. Dopo tre mesi partirono i lavori». 

E Vendola? «Fu allora che ricevetti per la prima volta una sua telefonata. Mi disse: “Ho saputo che lei si sta tanto adoperando per migliorare il San Paolo. La Puglia è tutta un cantiere, e stiamo cercando di rimodernare le strutture ospedaliere. Mi auguro che il suo impegno per Bari sia lo stesso”. Dissi: “Non so se vincerò il concorso ma le garantisco tutto il mio impegno per dare ai cittadini una struttura a dimensione uomo”. Lui mi rispose: “Se si trova in difficoltà, mi mandi un messaggino e io spero di poter intervenire”». 

Lo ha mai fatto? «Tre volte, mentre stavano facendo i lavori, perché l’impresa non voleva mettere i bidet né le zanzariere». 

E poi? «Dopo che vinsi il concorso, firmai il contratto a giugno. Ma non mi trasferii a Bari fino a settembre perché volevo essere sicuro che finissero i lavori. In quei tre mesi mi sono messo in ferie e ho verificato che il mio reparto di Foggia, dove il dg Moretti mi aveva scritto per pregarmi di non andare via, potesse andare avanti senza di me». 

Si sente tranquillo? «Sì, anche se so che ora verremo investiti dalla bufera. Ma quello che conta è che il mio è un reparto eccezionale, con medici eccezionali. Pensi: ci hanno appena pubblicato uno studio scientifico su una delle riviste più importanti del mondo. Ma è giusto che la magistratura indaghi e approfondisca. Ho chiesto al mio direttore generale, Mimmo Colasanto, se ritiene che io debba lasciare. Mi ha pregato di rimanere al lavoro, cosa che farò». [m.s.]

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