Manca poco e ci siamo. Era il 2008 quando ci siamo cominciati a porre il problema del nucleare, da quando cioè il Governo appena insediatosi avviò le procedure legislative che portarono poi all'impianto normativo che tutti conosciamo e che di fatto hanno reintrodotto il nucleare in Italia. Una strategia quindi studiata nei minimi dettagli anche attraverso la demonizzazione delle energie rinnovabili agendo su due leve: il consenso della gente e i rubinetti finanziari. Si è cercato infatti di far passare l'idea tramite la tv spazzatura che le energie rinnovabili fossero il male da combattere a suon di impianti nucleari. Di pari passo poi si è cercato di prosciugare gli incentivi statali al fine di deviare risorse da un settore florido e democratico verso un settore blindato e autarchico.

Siamo quindi in un punto di svolta, potremo domenica12 e lunedì 13 Giugno 2011 chiudere definitivamente il capitolo nucleare andando a votare SI al referendum. In caso contrario il pericolo nucleare incomberà comunque e dovremo nuovamente farci i conti.

Poi c'è il problema relativo alla legge sulla privatizzazione dei servizi di gestione delle acque. Solo il pensiero che una risorsa fondamentale come l'acqua, fonte di vita per tutti noi e per tutti gli esseri viventi, possa essere privatizzata dovrebbe portarci in massa a votare SI anche ai due referendum relativi alla gestione idrica. Data l'importanza della risorsa non è ammissibile che siano privati a gestirla visto che esperimenti in tal senso sono stati già condotti sia in Italia che all'estero con risultati pessimi: scarsa qualità dell'acqua e innalzamento esponenziale delle tariffe. Difatti il privato per la struttura intrinseca del servizio idrico e operando in un regime di monopolio di fatto non avrà stimoli a migliorare il servizio in quando non avrà concorrenza e quindi la corsa al profitto non potrà che portare ad un aumento delle tariffe e ad un abbassamento degli investimenti relativi alla manutenzione e al potenziamento della rete!

Infine c'è il legittimo impedimento. Non è certo possibile che in una nazione civile come la nostra ci possa essere chi è sottoposto alla legge e chi no. Il principio del "primo tra pari" lo lasciamo alle lucubrazioni mentali dello stipendiato Avv. Ghedini.

Dunque 4 si per segnare in maniera positiva il nostro futuro.