Qualche giorno fa la Cassazione ha detto due no alla Regione Salento: uno riguardava la realizzazione o meno del referendum visto che la stessa ha evitato di decidere e ha chiesto alla Corte Costituzionale di esprimersi, l'altro riguardava invece l'iter con cui sono state raccolte le adesioni dei Comuni che risulta non conforme alle disposizioni di legge dimostrando il dilettantismo dei soggetti promotori. Anche il Consiglio Comunale di Avetrana ovviamente non ha saputo resistere alla tentazione visto che qualche mese fa all'unanimità (maggioranza e opposizione) aderì alla richiesta referendaria accettando l'idea che si svolgesse il referendum nel nostro paese.

{affiliatetextads 1,,_plugin}Ma qualcosa non quadra. La legge afferma che si possono creare Regioni con una popolazione superiore a 1.000.000 di abitanti e fin qui ci siamo visto che le tre Province sono abbondantemente nel parametro. Ma la Cassazione ha asserito che i Consigli Comunali dei territori interessati non devono esprimersi sulla possibilità che si tenga il referendum ma devono entrare nel merito della richiesta, deliberando se aderire o meno alla Regione Salento. Difatti l'ente che ha il potere di decidere lo svolgimento o meno di un referendum è solo la Corte di Cassazione (ed eventualmente la Corte Costituzionale) e non certo i Consigli Comunali.

Telerama invece ha portato nei Consigli Comunali la richiesta sbagliata in quanto la proposta di delibera che le assise poi votavano conteneva la richiesta che si svolgesse nel Comune in questione il referendum, decisione questa che tecnicamente non compete di certo ai Comuni. Se molti paesi salentini hanno aderito alla richiesta referendaria in nome della democrazia diretta lasciando successivamente ai cittadini il potere di decidere sulla fantomatica Regione Salento ora dovranno invece rivotare un'altra proposta che dovrà però entrare nel merito della questione. Non è difficile pensare che la proposta di delibera di consiglio elaborata dal Comitato Regione Salento è stata realizzata in tal modo per carpire l'appoggio di quanti più Comuni possibili visto che è difficile o quantomeno impopolare che qualcuno si schieri contro una richiesta di "democrazia diretta". Evidentemente però la legge dice altro.

E per questo il percorso dei promotori è ora tutto in salita.