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Con la Legge Sviluppo n. 133 del 2008 il Governo Italiano ha riaperto la corsa italiana verso l'atomo. In appena due mesi è stato cancellato il risultato del referendum del 1987, dove una maggioranza del 79% aveva deciso di chiudere le centrali nucleari Italiane. Dopo 24 anni gli italiani torneranno alle urne per decidere nuovamente sullo stesso tema.

Ieri 12 Gennaio 2011 la Corte Costituzionale si è espressa favorevolmante sull'ammissibilità dei quesiti referendari proposti dall'Italia dei Valori. Il quesito principale dell'IdV chiede di abrogare la norma per la "realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare" (legge 133/2008). Gli altri punti toccati dai quesiti riguardano la "localizzazione" delle centrali, le "procedura autorizzative" oltre a norme che contengono disposizioni strettamente funzionali al perseguimento degli impegni internazionali e comunitari dell'Italia.

Altro no arriva dalla Regioni. Il caso ha voluto che proprio oggi la Conferenza delle Regioni discutesse lo schema di decreto della delibera Cipe sul nucleare. "Le Regioni hanno espresso a maggioranza parere negativo sottolineando il pressappochismo, la superficialita' e le carenze dello schema di delibera Cipe che -in sole tre paginette- allude a tipologie di impianti non ben precisate ed e' sprovvisto di una seria e concreta analisi economica" hanno dichiarato gli assessori pugliesi all'Energia, Loredana Capone, e all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, che hanno ribadito la posizione nettamente contraria della Regione Puglia sulla realizzazione di impianti ad energia nucleare. Anche ''La Regione Emilia Romagna esprime preoccupazione per l'assenza permanente di un tavolo nazionale sull'energia - ha aggiunto l'assessore alle attività produttive Muzzarelli. In riferimento allo schema di delibera Cipe, ''i requisiti proposti, non permettono ne' di individuare scelte di natura industriali rilevante per il nostro Paese, ne' di garantire la realizzazione degli impianti piu' avanzati dal punto di vista tecnologico e della sicurezza''.

{affiliatetextads 1,,_plugin}Si ferma tutto. Il quadro degli investimenti energetici si riempie di incertezza. Mentre ancora si pagano in bolletta i costi per la dismissione, non avvenuta, delle precedenti 4 centrali italiane Enel, Areva e EDF dovranno sospendere i propri piani di sviluppo per il nucleare in attesa del giudizio popolare. Si stamano circa 10.000 posti di lavoro ad elevata specializzazione. E non è detto che quegli investimenti vengano stornati verso altre forme di energie rinnovabili.

"La responsabilita' per questa situazione ricade interamente sul Governo - ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia - E' sua l'ostinazione a negare ogni forma di confronto con la stragrande maggioranza degli italiani che sono contrari alla scellerata, costosa e pericolosa avventura nucleare, rendendo cosi' inevitabile il ricorso allo strumento referendario''.

Referendum anche sull'acqua pubblica. Nella seduta odierna la Consulta ha ammesso anche due quesiti referendari sull'acqua. Si tratta della richiesta di abrogazione della privatizzazione della gestione dei servizi idrici attraverso un progressivo abbassamento delle quote azionarie che ancora i comuni detengono nelle ex municipalizzate. Nella stessa giornata i cittadini si potranno anche esprimere sulla norma attuale che consente di parametrare il prezzo dell'acqua non solo alla qualità del servizio ma anche agli investimenti effettuati. Una norma che ha fatto raddoppiare le bollette dei Comuni che hanno demandato a società private la gestione dell'acqua pubblica.

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