La Regione  scrive ai giudici "Diamo un taglio alle  poltrone"

Sospesi alla proclamazione degli eletti, al responso che arriverà dalla Corte d'Appello di Bari. Il rebus sul numero dei consiglieri regionali della legislatura che sta per cominciare è da ieri formalmente all'attenzione dell'ufficio elettorale centrale. Il governatore pugliese Nichi Vendola e il presidente del Consiglio regionale, Pietro Pepe, hanno affidato al capo dell'Avvocatura regionale Nicola Colaianni e al segretario generale del Consiglio, Silvana Vernola, il compito di sollevare un quesito all'istituzione che dirà l'ultima parola sul "giallo" dei numeri.

Colaianni e Vernola chiedono come conciliare il dettato netto dello Statuto regionale che impone di avere in aula non più di 70 consiglieri regionali con il calcolo previsto dalla legge elettorale regionale che attribuisce 8 seggi in più come premio di governabilità per consentire al presidente eletto di avere una maggioranza del 60 per cento. Il quesito si basa - è spiegato nella lettera inviata alla Corte d'Appello - sulle necessità di coniugare il miglior funzionamento della Regione, tenendo conto della necessità di reperire le risorse necessarie per pagare indennità non preventivate che potrebbero configurare anche l'ipotesi di danno erariale.
Nella discrezione della forma per non invadere un campo non proprio, l'iniziativa delle due più alte cariche della Regione propende per la preminenza dello Statuto sulla legge elettorale e quindi suggerisce l'interpretazione restrittiva: 70 consiglieri da proclamare invece dei 78 calcolati. Dagli uffici regionali dove materialmente sono stati fatti i calcoli, non hanno molti dubbi: la legge elettorale è stata applicata correttamente. Quindi non c'è, nella legge, un riferimento che circoscriva a 70 consiglieri il calcolo del premio di governabilità.
Nei prossimi giorni, insomma, rimane appesa a un filo l'elezione di otto consiglieri di maggioranza, quelli "miracolati" dal premio di governabilità: il vice sindaco di Bari, Alfonsino Pisicchio (La Puglia per Vendola), il barlettano Bartolomeo Cozzoli (Pd), il foggiano Sergio Clemente (Pd), i leccesi Enzo Russo (Pd) e Luigi Calò (Italia dei Valori), il brindisino Lorenzo Caiolo (Italia dei Valori) e i tarantini Anna Rita Lemma (Pd) e Mino Borraccino (Sel).

{affiliatetextads 1,,_plugin}Non sono gli unici a tremare. Di certo sono quelli più a rischio. Se la Corte d'Appello dovesse ritenere prevalente lo Statuto regionale, in Consiglio regionale non entreranno nemmeno. Ma in questa ipotesi a rischiare sarebbero anche altri otto consiglieri che verrebbero sacrificati per garantire i numeri della governabilità che con 70 consiglieri si ottengono dando 41 seggi al centrosinistra e 27 alle opposizioni (gli altri due sono il presidente eletto Nichi Vendola e il candidato presidente sconfitto Rocco Palese). Solo che in questo caso il sacrificio sarebbe chiesto anche alle opposizioni che dovrebbe rinunciare a tre consiglieri rispetto ai cinque della maggioranza. I tre dell'opposizione dovrebbero essere quelli ripescati dal collegio unico regionale con i resti peggiori. I cinque della maggioranza sono da individuare tra gli ultimi cinque dei 12 consiglieri scattati con il premio di maggioranza che a loro volta verrebbero rimpiazzati dai peggiori ripescati coi resti.

L'ipotesi non dispiace a Rocco Palese, lo sfidante sconfitto di Vendola: "La proclamazione degli eletti - dice - spetta alla Corte di Appello che saprà come applicare i diversi vincoli che Statuto e legge elettorale prevedono. Per quanto mi riguarda, la previsione di un numero massimo di consiglieri, pari a 70, contenuta nello Statuto non può essere derogata dalla legge elettorale, la cui applicazione peraltro è compatibile con il rispetto del vincolo previsto dallo Statuto. Con il rispetto che si deve ai funzionari che hanno elaborato e pubblicato sul sito della Regione l'elenco degli eletti, dico che le uniche decisioni che contano sono quelle dalla Corte"

Piero Ricci - Repubblica.it