http://ambire.files.wordpress.com/2008/12/aqp_mod.jpg«Sulle cariche da assegnare per il funzionamento delle società regionali, in caso di vittoria alle prossime elezioni, ho le idee chiare: i manager che hanno gestito bene la macchina amministrativa, con un utile, saranno riconfermati. L’Acquedotto Pugliese? In questo caso dobbiamo approfondire il discorso, dato che nei primi cento giorni intendo ripubblicizzare la società facendola tornare ente pubblico». Le parole sono di Nichi Vendola, governatore uscente di centrosinistra e candidato a gestire la Regione per altri cinque anni. Un «manifesto» che sostanzialmente utilizza la lingua della continuità. Ad eccezione del modello di governance del più importante acquedotto d’Europa.

All’indomani della sua elezione, nel 2005, Vendola trovò l’Acquedotto Pugliese affidato all’amministratore unico Francesco Divella (nominato dal predecessore Raffaele Fitto). Stretto tra la legge che spingeva per la privatizzazione e le convinzioni che non vanno nella direzione del libero mercato Vendola iniziò il cammino del cambiamento. Poche settimane dopo, infatti, Divella fu sostituito da un consiglio d’amministrazione presieduto da Riccardo Petrella, docente universitario nell’ateneo di Lovanio (Belgio) affiancato dall’amministratore delegato Renato Scognamiglio. Il tandem, per la verità, non ha mai trovato la sintonia necessaria: da un lato Petrella, teorico dell’acqua con poca duttilità gestionale, dall’altro Scognamiglio, che ha sempre voluto operare con ampi poteri. Tale situazione portò Vendola al dietrofront (anche spinto dai risultati alquanto modesti): nel 2007 sparisce il consiglio d’amministrazione e si torna alla «formula» dell’amministratore unico. Incarico affidato all’ingegnere genovese Ivo Monteforte che fino a quel momento era stato per più di vent’anni direttore generale di un’azienda multiutility di Pesaro.

{affiliatetextads 1,,_plugin}Monteforte, tuttavia, non è certo della conferma. «Dovremo verificare— prosegue Vendola— come concretamente si realizza il progetto. I nomi, in questo caso, passano in secondo piano». Differente il discorso per le altre società, a partire da Aeroporti di Puglia e InnovaPuglia. Il settore aeroportuale, per la giunta di centrosinistra, è risultato il miglior spot elettorale visti i risultati positivi in termini di crescita del traffico passeggeri (più 10% nel 2009) e del numero di destinazioni raggiungibili direttamente dagli aeroporti pugliesi (circa una cinquantina). L’amministratore unico, Domenico Di Paola, potrà proseguire il cammino intrapreso su indicazione dell’ex governatore Fitto (sarebbe al terzo mandato di fila). InnovaPuglia, che ha unito Tecnopolis con FinPuglia, ha chiuso il Bilancio con un utile di poco più di 60mila euro. L’ex assessore regionale al Bilancio, Francesco Saponaro, è stato nominato direttore generale. Il «buco» di Tecnopolis non era di poco conto: circa 6 milioni. Ma alla fine ha prevalso l’indicazione di utilizzare il «tesoretto» di FinPuglia per ripianare il debito. Anche per Saponaro, visto il risultato in crescita, è in vista la riconferma. «Chi ha mostrato capacità di risanamento — conclude Vendola— va sostenuto. Il tutto per il bene della Puglia».

Vito Fatiguso - Corriere della Sera