“Le cronache di violenza e di razzismo che rimbalzano dalla città di Rosarno evocano storie millenarie di persecuzione nei confronti di minoranze di ogni tipo. Siamo tutti convocati ad un aspro rendiconto sulla deriva della nostra vita civile, questi pogrom non possono essere considerati una questione periferica di ordine pubblico: c’è come un Paese che si sta incarognendo, avvitando nelle proprie fobie, smarrendo i propri codici di convivialità e di accoglienza. Lo sdoganamento del lessico della xenofobia e della criminalizzazione dei più poveri è una questione che chiama in causa la responsabilità della politica e di tutti gli attori fondamentali della nostra società.

{affiliatetextads 1,,_plugin}In quel buco nero della ragione in cui si apre lo spazio della “caccia all’uomo” (si tratti di un nero o di un clochard, non fa differenza) dobbiamo saper guardare i segni di un degrado, di una decadenza della nostra cultura sociale, di una regressione a cui nessuno può arrendersi. Occorre una mobilitazione democratica e popolare capace di spezzare la catena della violenza. Occorre dire parole di pace di tolleranza. Occorre lottare per recuperare sentimenti elementari di solidarietà e di fraternità. Occorre recuperare l’orizzonte della nostra smarrita umanità”.