BARI - Il comandante provinciale dei vigili del Fuoco di Bari, Giovanni Micunco, è stato posto agli arresti domiciliari dalla Guardia di finanza su disposizione della magistratura barese. E’ accusato – a quanto si è saputo – di diversi episodi di concussione ambientale e di peculato. Il gip ha invece rigettato l’arresto per il reato di associazione per delinquere, formulato dal pm inquirente Francesca Romana Pirrelli. Oltre a Micunco sono stati arrestati un suo collaboratore, Luigi Cippone, ed un professionista barese Rocco Mercurio. Altre due persone, per le quali il pm aveva chiesto l’arresto, sono indagate a piede libero poichè il gip ha respinto la richiesta di misura cautelare.

L'inchiesta condotta dal pm Francesca Pirrelli, riguarda tangenti sulle certificazioni anticendio. Gli "amici" del comandante Micunco sarebbero stati assunti dai titolari di grossi centri commerciali, come ricompensa per aver accelerato il rilascio della certificazione antincendio. Si concentra anche su questo aspetto l' inchiesta coordinata dai pm Giuseppe Carabba e Francesca Romana Pirrelli, che hanno già iscritto nel registro degli indagati cinque persone: oltre al comandante dei vigili del fuoco di Bari, Micunco, al responsabile del rilascio delle certificazioni, l' ingegner Luigi Cippone, sarebbero accusati di falso e corruzione altri tre professionisti, coinvolti nel sistema di "do ut des".

{affiliatetextads 1,,_plugin}Secondo le indagini svolte finora dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, alcuni imprenditori baresi avrebbero ottenuto più rapidamente di altri e senza gli opportuni controlli le certificazioni, grazie ad un accordo con Micunco. In cambio, il comandante avrebbe avuto denaro ma anche favori di vario tipo: tra questi, proprio l' assunzione in noti centri commerciali di persone da lui sponsorizzate. Avrebbe anche utilizzato risorse e mezzi del suo ufficio per fini privati: da questo nasce l' altra accusa, quella di peculato. E dopo le perquisizioni condotte negli uffici del comando, le acquisizioni di carte negli alberghi Scandic e Sheraton e nella sede dell' Ikea, gli inquirenti stanno valutando se iscrivere altri nomi nel registro degli indagati.

(C) Gazzetta del Mezzogiorno

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