Un tratto di scogliera coperto dalla schiuma biancaTARANTO - Una sostanza schiumosa, di colore bianco e di consistenza molto compatta, sta coprendo intere scogliere e tratti di arenile lungo il litorale ionico salentino. La maggiore concentrazione si registra in un tratto di circa dieci chilometri di costa che va dalla località turistica di Campomarino di Maruggio sino a San Pietro in Bevagna. Una presenza costante lattiginosa che resiste alle forti mareggiate e che comincia a preoccupare i residenti. Un gruppo di ambientalisti che si definisce «senza etichetta», sta raccogliendo una documentazione fotografica che invieranno agli organi locali e provinciali preposti al controllo.

Il sospetto è che tale sostanza schiumosa che da lontano può essere confusa per neve, possa essere il risultato della presenza in mare di grosse concentrazioni di liquido inquinante. Si pensa agli idrocarburi, dispersi in mare dalle grosse navi commerciali che solcano il Golfo dirette o in partenza dal porto mercantile di Taranto, oppure allo sversamento di depuratori che non funzionano o ancora liquami privati o scarichi di detergenti in quantità industriale da natanti. Altra ipotesi, non così pericolosa come i precedenti, ma altrettanto preoccupante per l’ecosistema marino, è che l’accumulo schiumogeno possa essere prodotto dalla iper produzione di alghe o mucillagini. «In ogni caso un fenomeno da studiare», affermano gli autori della denuncia che chiedono alle istituzioni locali l’interessamento del caso. «Non è semplice schiuma - dichiara Giovanni Buccolieri, rappresentante degli ambientalisti, tra i primi a segnalare il problema - ma qualcosa di diverso poichè non viene assorbita dalla sabbia ed è resistente alla naturale diluizione con l’acqua».

{affiliatetextads 1,,_plugin}L’insolito paesaggio di «finta neve» in quel tratto di costa, dura da diversi giorni ma sino a ieri nessuna segnalazione ufficiale era pervenuta agli uffici provinciali dell’Arpa, l’agenzia regionale per l’ambiente che è deputata al controllo anche delle acque. Non è la prima volta che l’Arpa interviene in questo versante di mare per prelevare campioni da analizzare. L’estate scorsa fu ancora la zona tra San Pietro in Bevagna e Campomarino a destare sospetti d’inquinamento per la presenza in superficie di ampie macchie oleose e maleodoranti. Gli esami effettuati sui campioni rilevarono la presenza di idrocarburi in quantità elevata. Anche in quel caso ad essere accusati dell’inquinamento marino furono le navi cisterna che durante il transito sottocosta lavano le stive svuotando in mare i liquami di risulta. I controlli successivi effettuati a stagione balneare già conclusa, dimostrarono un rientro nella normalità dei valori degli inquinanti.

Nazareno Dinoi - Corriere della Sera