Al comune di Fondi, mentre il Governo si ostina a non voler sciogliere il Consiglio Comunale, nonostante la richiesta del Prefetto che già un anno fa aveva individuato pesanti infiltrazioni mafiose nell’amministrazione municipale, le mafie consolidano la strategia del fuoco e dell’esplosivo. L’inchiesta della DDA di Roma e le indagini delle Forze di Polizia provocano la reazione dei clan che inviano messaggi con le bombe ai loro referenti politici. Ma il mancato scioglimento indebolisce le attività di contrasto e danno il segno dell’impunità per mafie e camorra. Intanto su Fondi sembra sceso di nuovo il silenzio della stampa nazionale e della maggioranza delle TV: anche per questo ha un senso l’adesione alla manifestazione nazionale per la libertà di informazione in Italia, cui hanno intenzione di aderire i cittadini e le associazioni libere di Fondi

A Fondi sono le 2,30 del 3 settembre 2009, una bomba di elevata potenza deflagra nella centralissima via Spinete.
Lo scenario che si presenta ai soccorritori della polizia e dei carabinieri è impressionante. Un autocarro furgonato, appartenente ad una ditta per la fornitura di caffè a bar ed a ristoranti del sud Pontino, oggetto dell’attentato, è andato completamente distrutto. Vi sono rottami di autovetture, cornicioni,serrande,finestre e portoni divelti sparsi a decine di metri sull’asfalto. Nelle case sono andati in frantumi piatti,bicchieri ed i vetri dei lampadari.

Gli agenti delle forze di polizia si rendono conto , in particolare, della tanta paura e sgomento impressa nei volti dei cittadini svegliati dal fragore dell’esplosione. Chi è presente sul posto comprende cosa vuol dire convivere con le mafie e che la potenza dell’ordigno avrebbe potuto provocare una strage se nella via fossero transitate delle persone.
Il boato della bomba ha svegliato tutta la città e sicuramente ha interrotto anche il sonno del sindaco Luigi Parisella che da mesi, in compagnia dei vertici politici amministrativi della provincia, nega la presenza delle mafie in quel comune. Da un anno il sindaco e i suoi riferimenti politici provinciali,regionali e nazionali sottovalutano,a mio avviso, il susseguirsi di episodi criminali che per consistenza e modus operandi sono annoverabili tra le tipiche manifestazioni di violenza mafiosa finalizzata al controllo del territorio.

E’ lunga ed inquietante la scia di attentati mafiosi verificatesi a Fondi negli ultimi mesi.
Tralasciando quelli di minor consistenza, è opportuno ricordare che nel dicembre del 2008 fu appiccato un incendio doloso ai capannoni della famiglia di imprenditori Fiore. Un esponente della quale è consigliere comunale della città.
Nel febbraio del 2009 sono stati esplosi numerosi colpi di arma da fuoco contro le vetrine dei negozi della famiglia Tammetta ,ubicati nel centro storico .

Nello scorso mese di maggio,sulla via Appia ,alle porte di Fondi, sono andati distrutti, a seguito di un incendio doloso, i magazzini della ditta Fidaleo che contenevano decine di miglia di imballaggi. Sempre a Maggio vengono sparati colpi di pistola contro le vetrine del centrale bar Imperial e viene appiccato del fuoco doloso da “ignoti” contro la sede dell’impresa Cobal .Le fiamme distruggono un autotreno e migliaia di cassette per la frutta. Il 7 maggio di quest’ anno vengono incendiati e resi inservibili gli escavatori della ditta lombarda Elispanair , i cui titolari, prima minacciano di chiudere l’attività poi, visto il mancato sostegno della politica locale che si sbracciava a sostenere che la mafia non c’era , decidono di ritornarsene a nord.

Nei giorni scorsi il fuoco distrugge quasi completamente le serre e gli impianti ubicati sui terreni della famiglia Peppe, alcuni esponenti della quale sono rimasti coinvolti nella inchiesta giudiziaria Damasco, condotta dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma.

A Fondi, città dell’omonima piana, è stata un’estate calda non solo dal punto di vista climatico.La causa è di sicuro da ricercare anche nelle polemiche seguite al mancato scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose.
Del mancato provvedimento di scioglimento,avanzato dal prefetto Frattasi di Latina ,ormai nel lontano settembre 2008 , e confermato dal Ministro dell’Interno Maroni, dopo gli accertamenti svolti dalla Polizia di Stato,dall’Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, sui consolidati rapporti tra mafie e pezzi politica e dell’economia, si è assunta la responsabilità il premier Silvio Berlusconi e alcuni suoi ministri che sembrerebbero avere interessi in questa area martoriata (non solo dal fuoco e dall’esplosivo).

Perché i gruppi “militari” delle organizzazioni mafiose non si rendono meno visibili a Fondi , nonostante sulla città siano accesi i riflettori di importanti organi di informazione e vi sia un oggettivo scontro politico tra centro-destra e centro-sinistra sulle sorti di quella amministrazione comunale?
La risposta, a mio avviso, è da ricercarsi nella centralità che ha assunto il caso Fondi nel panorama delle politiche di contrasto alla mafia in questo Paese .
Don Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera, parla giustamente di Fondi come caso nazionale in cui si segnerà il futuro delle politiche di contrasto alle mafie.
Le ali militari della criminalità organizzata laziale (la quinta mafia), mandano a dire ai loro referenti politici ed economici che non intendono farsi scaricare.

Non intendono pagare con il carcere duro, come nel caso degli ergastoli comminati nel recente processo denominato “anni novanta”, le responsabilità per aver creato, su parte del territorio della regione Lazio, un sistema mafioso capace di controllare larghi settori dell’economia attraverso meccanismi di accumulazione del capitale, frutto di attività illecite come il traffico di droga e di armi, del racket e dell’usura ed il conseguente riciclaggio nella cosiddetta economia legale: quella dei settori dell’edilizia, del commercio e del turismo .

A Fondi e,spero di sbagliare, non solo a Fondi ,senza un duro interevento del Governo,l’ala militare della quinta mafia non si fermerà e userà ancora il fuoco,le armi e l’esplosivo.
Come tutte le altre mafie non vuole processi e chiede a quella parte della politica che ha sostenuto di evitare il carcere, ma soprattutto sequestro e confisca dei beni, come invece sta avvenendo in questi mesi ad opera delle Questure di Roma,Latina e Frosinone e della Magistratura antimafia .

In questa partita tutti a parole sono contro la mafia ma il confronto, come si vede, è anche all’interno delle Istituzioni. E’ palese la dissonanza tra Forze di Polizia, Prefetto da una parte e Governo dall’altra. E’ palese la difficoltà del ministro dell’Interno Maroni ad avere ragione dei ministri contrari allo scioglimento. I cittadini di Fondi,nella stragrande maggioranza, sono vittime innocenti di questo scontro tra chi chiede di vivere libero dall’oppressione del sistema mafioso e chi vuole conviverci.

Fonte: Articolo21.info