Nelle prossime due settimane si discuterà ancora del rilancio del nucleare in Italia. Tre articoli di un lungo disegno governativo di legge dispongono procedure, risorse e deleghe per la costruzione ci centrali sul territorio del nostro paese.
Non è un testo nuovo. Il governo lo presentò inizialmente nel luglio 2008, con clamore e propaganda, uno degli atti dei primi 100 giorni, inserendovi disposizioni varie connesse allo “sviluppo” economico...

La Camera lo approvò in prima lettura a fine anno. Ora il testo (35 articoli!) arriva in aula al Senato, abbastanza rimaneggiato. Oggi inizia la discussione generale. Dovrebbe essere approvato mercoledì o giovedì della prossima settimana. Poi tornerà alla Camera per la probabile approvazione definitiva.

Per il ribaltamento dei risultati del referendum del 1987 è un testo chiave. Il governo Berlusconi e la maggioranza parlamentare di centrodestra cancellano la volontà espressa democraticamente dalla maggioranza degli italiani, comincia a far vedere qualche soldo ai tanti appetiti di studi, appalti, interessi che stanno dietro quattro ipotetiche centrali da 30 miliardi di euro, delega l’esecutivo a trovare tecnologie e siti in modo centralistico e autoritario.
{affiliatetextads 1,,_plugin}Tuttavia per il governo la strada non sarà facile né lineare. Individuare siti è problematico sia sul piano tecnico che sul piano urbanistico, ancora più sul piano elettorale (nelle regioni si vota l’anno prossimo). Gli scenari di “sviluppo” sono cambiati da qualche mese a questa parte, vediamo chi trova soldi per produrre tra 12 anni, quali soldi ci mette (con questo basso prezzo del petrolio). Le relazioni internazionali sono concentrate sul negoziato climatico e sul risparmio idrico, il nucleare continua a tirare poco (con l’eccezione della Francia che fa affari con le svendite di Berlusconi). Il PD sembra intenzionato a passare dall’astensione della Camera al voto contrario del Senato. Alcune regioni e province (le sollecitammo con una mozione lanciata da Sinistra Democratica, ricordate?) hanno cominciato a pronunciarsi dichiarando indisponibile il proprio territorio ad ospitare centrali, anche il locale centrodestra spesso è imbarazzato. Le rinnovabili cominciano ad avere un gran mercato e a garantire quote maggiori di energia, anche elettrica.

Insomma lo scenario non è necessariamente cupo, Berlusconi fa il suo mestiere e segue la sua strategia, questa volta può inciampare se ci muoviamo con determinazione, pazienza, rigore programmatico.

Per ora il governo sprecherà soldi pubblici perché gli investimenti privati non sono considerati remunerativi. Governo e Enel dicono di voler produrre tramite nucleare il 20% dell’energia elettrica consumata oggi in Italia, forse potrebbero raggiungere questo obiettivo tra non meno di 13 anni con un investimento di circa 30 miliardi di euro per la sola costruzione delle centrali (escludendo quindi infrastrutture, combustibile, acqua sprecata, sicurezza, gestione, manutenzione, smantellamento).

Per produrre la stessa quantità di energia in meno tempo andrebbero installati circa 500 parchi eolici da venti turbine ciascuno nei prossimi dieci anni (50 l’anno) con un investimento globale di circa 25 miliardi (senza altri costi). E in qualche regione un paio di parchi possono prevedere anche più turbine.

Il nostro no al nucleare di Berlusconi e Scajola è fermo, netto, motivato. Ribadirlo significa impostare un lavoro nuovo, di contenuti e di lotte, di non breve periodo.

Nel 1994 e nel 2001 le peggiori pulsioni nucleariste, inquinanti e speculative del centrodestra furono attutite e contenute. Questa volta la sfida è più insidiosa, verrà condotta in modo più accorto, ha alle spalle sondaggi maggioritari, non ha di fronte un’opposizione parlamentare e sociale attrezzata. Avviare la costruzione di nuove centrali non è oggi immediatamente rifiutato dalla maggioranza degli italiani. L’opposizione può crescere via via che sarà evidente l’autoritarismo e il costo della scelta, se saremo capaci di costruire un’alternativa realistica di politica energetica, sostenere davvero le rinnovabili (anche l’eolico) e l’efficienza (anche nei trasporti).

Valerio Calzolaio - www.sinistra-democratica.it