Tre giorni fa, nell’assoluto silenzio dei media, la Camera ha respinto la richiesta di procedere agli arresti domiciliari nei confronti del parlamentare del Pdl Antonio Angelucci, conosciuto come boss della sanità privata. Con 316 voti a favore, 30 contrari e 59 astenuti si è consumato l’ennesimo atto d’ingiustizia all’interno del contesto istituzionale.

La decisione della Camera è seguita alla domanda di autorizzazione a eseguire la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del deputato Angelucci, nell’ambito di un procedimento penale nei suoi confronti per i reati di associazione a delinquere, di concorso di truffa aggravata e continuata e di falso in atto pubblico, avanzata dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri e pervenuta in Parlamento il 4 febbraio 2009.

La “solidarietà” che ha salvato dagli arresti domiciliari il boss della sanità privata è stata bipartisan ed è arrivata compatta dal Pdl, Lega, Udc, “ma anche” dal Pd. Mostrando grandi contraddizioni all’interno del partito. I democratici si sono divisi ancora una volta, sostenendo due posizioni inconciliabili tra loro.

I capi d’imputazione contenuti nell’ordinanza del G.I.P., emessa il 22 gennaio 2009, sono di evidente gravità e riguardano soprattutto l’associazione a delinquere finalizzata al compimento dei reati contro il patrimonio e la fede pubblica, ed in particolare truffa ai danni della Regione Lazio per cospicui rimborsi di angelucciprestazioni sanitarie mai effettuate. Antonio Angelucci, pur non rivestendo ruoli operativi nelle sue strutture, è considerato deus ex machina dell’operazione, esercitando un controllo diretto sull’attività aziendale e curando le relazioni esterne “con la messa a disposizione della struttura sanitaria per dispensare favori a terzi, con la messa a disposizione e con l’utilizzo strumentali dei medesimi mezzi d’informazione di proprietà editoriale (i quotidiani “Libero” e “Il Riformista“), con l’attività di pressante influenza su cariche istituzionali (Presidente e Assessore alla Sanità della Regione Lazio) finalizzato nel interferire nella fase di regolamentazione normativa“. Tutte queste attività - si legge nell’ordinanza - assicuravano la copertura in grado di garantire alla struttura di conservare profitti illeciti, conseguire ulteriori profitti illeciti, prevedere e sfuggire ai controlli operati dai soggetti istituzionali, acquisire notizie riservate riguardo ad ispezioni, controlli e soprattutto indagini giudiziarie, attuando “forme indebite di pressione sulle indagini di polizia giudiziaria in corso, mobilitandone tutte le risorse per creare condizioni di perdurante impunità per la struttura e relativi responsabili”.

E queste sono solo alcune delle accuse contenute nell’ordinanza del G.I.P del Tribunale di Velletri. Così, grazie all’immunità parlamentare, guadagnata con la candidatura nel Pdl, e con la complicità dei colleghi della Camera, Angelucci, che di “onorevole” ha ben poco, ha di fatto ottenuto l‘impunità.

Leggi il PDF con l’ordinanza del G.I.P

Leggi il PDF della delibera della Camera dei Deputati

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