Alemanno e  PolveriniLa Polverini Story va sempre peggio. Catapultata in men che non si dica dagli studi di Floris a quelli della Politica come volto nuovo ed innovativo del centrodestra laziale si è dimostrata invece per quella che è, facilmente influenzabile, incapace di prendere proprie decisioni in contrapposizioni ai ràs romani del partito, inesperta a volte veramente così ingenua che è lecito chiedersi se lo faccia apposta o crede ancora di stare a guidare il sindacato di 100 tessere dell'UGL. Fatto sta che dopo la grande performance di Latina che ha portato alle dimissioni del sindaco Zaccheo fino ad arrivare al capolavoro della giunta regionale che ha portato all'estromissione dell'Udc dalla maggioranza...

continua ancora la lunga azione politico-disastrosa della Polverini. Con l'Udc fuori dalla maggioranza avrebbe teoricamente 3 consiglieri di maggioranza sicuri, ammesso sempre che i consiglieri regionali delle province ribelli (Latina-Frosinone-Viterbo-Rieti) la appoggino sempre e comunque. Ma nei prossimi giorni il Tar del Lazio dovrebbe decidere sull'allargamento a 73 del consiglio regionale e qualora dovesse bocciare questa ipotesi il consiglio dovrebbe stare in perfetta parità (senza contare l'udc) su 35 di maggioranza e 35 di opposizione.

{affiliatetextads 1,,_plugin}Comunque la scelta della Polverini di costruire una giunta romano-centrica, senza l'Udc ed escludendo le Province del Lazio sta comportando una reazione a catena nel suo stesso schieramente che pare impossibile da controllare. A partire dai normali malumori del pdl laziale fino ad arrivare alla proposta dei Presidenti delle Province di Frosinone e Rieti di proporre la divisione del Lazio. E la proposta è così concreta che giorno 17 Maggio si incontreranno i due consigli provinciali all' Abbazia cistercense di Fossanova per chiedere formalmente la creazione di una nuova Regione che includa le Province di Frosinone, Rieti, Viterbo e Latina. Secondo il presidente della Provincia di Frosinone «non è più possibile dipendere dalla Capitale per qualsiasi decisione, dalla sanità all'urbanistica. Non siamo secessionisti ma ci arriveremo».

La proposta è stata accolta con favore da Donato Robilotta, consigliere uscente: «La Capitale potrebbe diventare la 21/a Regione d'Italia». E secondo il sindaco di Viterbo Giulio Marini «il Lazio, così com'è, non è più attuale: o ci stacchiamo da Roma o diventiamo una regione a statuto speciale, nella quale i poteri della Capitale siano estesi a tutto il territorio», come aviene, tanto per fare un esempio, in Trentino-Alto Adige.
Ma la vicenda della presunta secessione va letta in chiave politica. La polemica, in effetti, esplode all'indomani della rivolta del Pdl ciociaro, che mercoledì era sceso in piazza davanti alla Regione Lazio, con cartelli e megafoni, per protestare con un sit-in contro l'esclusione degli eletti nella provincia da qualsiasi carica nella nuova giunta Polverini.
«Non è solo un problema istituzionale - interviene Gianni Alemanno tornando sulle polemiche che riguardano Roma -. Tutte le province del Lazio hanno un'economia dipendente da Roma. Quindi, al di là delle polemiche sulla composizione delle giunte e del consiglio, bisogna investire su questa sinergia. E sono sicuro che Renata Polverini ci riuscirà».