La marcia  dei 400 sindaci “Strozzati da tagli e risparmi” Oltre 400 Comuni sui 1.508 della Lombardia partecipano oggi alla manifestazione dell’Anci (l’Associazione nazionale dei Comuni) per la revisione del Patto di stabilità, il complesso di tagli e vincoli alla finanza locale finalizzati al risparmio. Due cifre dicono tutto. Nel 2010 ci saranno trasferimenti in meno ai Comuni lombardi per 22 milioni, mentre verranno imposti 200 milioni di economie in più rispetto al 2008. Perciò oggi una piazza bipartisan vedrà sindaci del Pdl, della Lega e del centrosinistra consegnare simbolicamente la fascia tricolore in prefettura, dopo un’ora di presidio (dalle 10) in piazza San Babila. Milano non ci sarà. Letizia Moratti non condivide l’iniziativa e, malgrado l’Anci speri almeno in un assessore, da Palazzo Marino chiariscono: «Non verrà nessuno».

«Sono dispiaciuto dell’assenza della città più importante nella prima azione bipartisan delle istituzioni del territorio», dice Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese e presidente di Anci Lombardia. L’hinterland sembra risentire dell’effetto Moratti. Ad Rho e Segrate, guidate dal Pdl, non saranno presenti. Promettono di esserci, invece, le grandi città con un sindaco del Pdl, come Brescia e Cremona. Quest’ultima è l’unico capoluogo di provincia a non aver rispettato il Patto di stabilità ma contesta di aver impiegato risorse accumulate negli anni precedenti: «Il patto va razionalizzato, non è un fatto di destra o di sinistra ma di buon senso», spiega l’assessore al Bilancio Roberto Nolli.

I Comuni chiedono più flessibilità nella gestione di risorse proprie, attraverso lo sblocco dei residui passivi (spese deliberate ma non effettuate) e la compensazione integrale dell’Ici da parte dello Stato. «È giusto premiare gli enti virtuosi e il modo è regionalizzare il Patto di stabilità, trasformandolo in un patto territoriale», chiarisce Giulio Gallera, vicepresidente Anci e consigliere comunale milanese. Una prospettiva gradita ai Comuni governati dalla Lega (da Monza Marco Mariani annuncia un’adesione convinta alla manifestazione) ma anche a quelli di centrosinistra, appoggiati dal gruppo provinciale del Pd. L’alternativa sarebbe il taglio dei servizi, finora scongiurato. «Abbiamo venduto il patrimonio edilizio ma non è una risorsa infinita», dice il sindaco di Lodi, Lorenzo Guerini. «La crisi dell’edilizia ha fatto diminuire gli oneri di urbanizzazione e ci mancano 800mila euro su 5 milioni di compensazione dell’Ici», aggiunge da Sesto Giorgio Oldrini: «Con la compartecipazione all’Irpef va pure peggio».

{affiliatetextads 1,,_plugin}Morale, gli investimenti dei Comuni sono scesi del 18% in due anni e con il 2010 il calo sarà del 30 in tre anni. Nel 2009 il fondo dei trasferimenti ordinari è stato diminuito del 5%, quest’anno di un altro 5,5. Nello stesso periodo il fondo per le politiche sociali, cruciale con la congiuntura economica, è stato decurtato di oltre il 25 per cento. Senza nemmeno troppi giri di parole, l’obiettivo dei Comuni lombardi è svincolarsi dalle amministrazioni del Centro-Sud. Anci Lombardia diffonde i dati del suo Istituto per la finanza e l’economia locale (Ifel): nel 2007 i Comuni lombardi hanno speso per il personale 239,2 euro per ogni cittadino della regione. I Comuni del Nord ne hanno spesi di più, 263,9. E la media nazionale è ancora più alta, 272,1 euro. L’aumento nell’ultimo quadriennio è stato dell’1,7% in Lombardia, del 3,7% al Nord e del 5,1% in Italia.

(C) Repubblica.it