http://www.leggonline.it/LeggoNews/HIGH/20100224_di_girolamo.jpgROMA - «Salvato da una frangia di An». La procura di Roma indaga sulle «coperture istituzionali» di cui avrebbe goduto Nicola Di Girolamo, il senatore del Pdl raggiunto da una seconda richiesta di arresto in 21 mesi. Mentre la Giunta di Palazzo Madama prende tempo, l´inchiesta sulla frode da due miliardi che ha investito Fastweb e Tis, la controllata di Telecom che gestisce il traffico estero, svela l´intreccio tra mafia e politica. La magistratura ritiene che l´uomo «eletto dalla ‘ndrangheta», sia riuscito a evitare il nulla osta del Senato per gli arresti domiciliari chiesti dal pm nel 2008 «grazie alle protezioni di una componente di An».

La sua elezione all´estero apparve subito dubbia, le indagini accertarono gravi irregolarità. Ma la Giunta per le autorizzazioni a procedere «fece quadrato» - secondo la procura – attorno al senatore. Adesso sono i contatti del suo «capo», dell´uomo che ha creato la sua candidatura e la sua elezione, Gennaro Mokbel, amico di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, di Antonio D´Inzillo l´ex esponente dei Nar, ad aprire la nuova pista d´indagine. Il gip Aldo Morgigni ricorda che in diverse conversazioni l´imprenditore ammette di aver girato denaro a Valerio e Francesca: «Li ho tirati fuori io. Quanto mi so´ costati? Un milione e due». Poi il «sostegno economico alla latitanza in Africa» di D´Inzillo. Nelle carte spunta il nome di Stefano Andrini, coinvolto in passato in un episodio di squadrismo, uomo del sindaco Alemanno, che lo ha imposto come ad all´Ama, la società che raccoglie i rifiuti nella capitale. Ieri si è auto sospeso. Secondo il gip, Andrini avrebbe scelto con Mokbel la residenza fittizia a Bruxelles per Di Girolamo.
Il magistrato non manca di sottolineare i contatti di Mokbel «con primari esponenti della scena politica nazionale per trovare un posto a Di Girolamo nel Pdl». E le intercettazioni non lasciano dubbi, il senatore è un burattino nelle mani dell´imprenditore, che lo tratta malissimo, lo chiama persino «schiavo». Di Girolamo obbedisce a tutto e – secondo i pm - fa da terminale quando il denaro riciclato all´estero dall´organizzazione deve rientrare in Italia. «Il senatore probabilmente è stato creato solo per questo», affermano gli inquirenti. Un ruolo in qualche modo confermato ieri da uno degli arrestati, Fabrizio Rubini, commercialista.

{affiliatetextads 1,,_plugin}Nell´interrogatorio di garanzia, Rubini ha ammesso di aver consegnato nelle mani di Di Girolamo «due milioni di euro» provenienti dall´organizzazione di riciclaggio. Su un conto corrente, numero 23843 intestato a Carifin, presso la Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino risultano tredici bonifici per complessivi 3.508.571 euro provenienti da Hong Kong. Rubini ha ammesso prelievi per piccole trance, da 150 a 400 mila euro, e la consegna diretta a Di Girolamo. «Io pensavo che fossero soldi suoi», ha detto il commercialista. Non gli ha creduto nessuno. Poi ha confessato: «Si, dopo ho capito che forse...». Il sospetto è che parte di questi soldi siano stati girati dal senatore ad An. Sono in corso verifiche. In procura si sottolinea che qualora l´ipotesi di lavoro venisse accertata non è detto che il partito o suoi esponenti di rilievo conoscessero la provenienza illecita del finanziamento.
Rubini è praticamente l´unico a fare ammissioni importanti nella prima tornata di interrogatori. Quindici soltanto ieri. Mokbel e quasi tutti gli altri si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Si proseguirà venerdì. In procura si sospetta che quella di Di Girolamo non sia stata l´unica elezione della ‘ndrangheta. Si indaga su un altro caso.

Elsa Vinci - http://www.dirittiglobali.it/articolo.php?id_news=19381