http://termoli.files.wordpress.com/2009/11/bertolaso.jpgCome più volte abbiamo ripetuto da questo sito, nella Protezione Civile di Bertolaso c'era qualcosa di marcio. Innanzitutto puzza di marcio il principio secondo il quale per gestire l'ordinarietà della vita sociale e civile del nostro Paese (eventi, manifestazioni, opere pubbliche) ci sia bisogno di poteri straordinari grazie ai quali assegnare appalti per licitazione privata ovvero chiamata diretta senza passare dalle gare ordinarie e conformi alle norme di legge. Berlusconi, assieme al suo cagnolino Bertolaso, avevano fatto della Protezione Civile non più uno strumento da utilizzare per l'emergenza, ma uno strumento da utilizzare ora per degli eventi internazionali, ora per costruire opere pubbliche con poteri straordinari dando appalti a politici e imprenditori vicini al Pdl...

E' chiaro ed immediato constatare che se devo assegnare appalti per licitazione privata andrò a preferire persone che sono a me vicine e che mi votano. E' un principio che anche un bambino sa. E le altre aziende che fanno? Stanno a guardare? Comunque sia attorno alla Protezione Civile si era creato un blocco di potere che ha indirizzato l'assegnazione degli appalti sia per quanto riguarda la ricostruzione del post-terremoto sia per quanto riguarda il G8 in Sardegna, dove ben 300.000.000 (milioni) di euro sono andati in fumo perchè poi il Cavaliere ha deciso di farlo all'Aquila. Tanto mica son soldi suoi.

{affiliatetextads 1,,_plugin}In questo blocco di potere sguazzava la politica più sporca e meschina. Con annessi faccendieri, leccaculi e Monsignori. La notizia eclatante è che innanzitutto Bertolaso risulta indagato per corruzione visto che avrebbe, secondo le accuse, assegnato appalti dietro prestazioni sessuali e favori più o meno diretti. Poi c'è il fatto che il coordinatore nazionale del PDL tal Denis Verdini risulta indagato perchè anche lui avrebbe pilotato appalti verso i soliti noti. Ma chi sono gli imprenditori e le persone che si permettevano di ridere nella tragica notte del terremoto, mentre la gente dell'Aquila piangeva i propri morti?

Non si può non partire da Balducci, vice di Bertolaso. Questo signore, è l'autorità massima nelle opere pubbliche in Italia essendo Presidente del Consiglio Superiore ai Lavori Pubblici ed era colui che assegnava gli appalti per il G8 alla Maddalena. Gli appalti finiti nel mirino della magistratura riguardano gli interventi per il G8 alla Maddalena, la ristrutturazione degli impianti del Foro Italico per i mondiali di nuoto e del completamento dell'aeroporto internazionale dell'Umbria S. Egidio di Perugia in vista delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Assieme a Balducci sono finiti in carcere Diego Anemone, imprenditore romano di 39 anni; Mauro Della Giovanpaola, 44 anni, e Fabio De  Santis, 47 anni, questi ultimi due dipendenti del Dipartimento di Sviluppo e Turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri. De Santis è stato successivamente nominato provveditore alle opere pubbliche della Toscana. Per tutti l'accusa è corruzione continuata in concorso. Tra gli indagati, una quarantina in tutto, c'è anche il procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, coordinatore dei reati contro la pubblica amministrazione che avrebbe rivelato segreti d'ufficio. Nel provvedimento dei magistrati fiorentini si farebbe riferimento a una informazione che un imprenditore avrebbe appreso dal figlio del magistrato, Camillo Toro. Intanto Toro proprio oggi si è dimesso.

Da questo quadro si capisce più o meno come venivano gestiti gli appalti e a chi finivano. Ma non basta, nelle ventimila pagine di intercettazioni c'è anche un Monsignore, tal Giovanni Ermes Viale, capo ufficio della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli,che chiede a Balducci la figlia di Massimo Spina, direttore amministrativo dell’ospedale Bambin Gesù, per superare il concorso per l’ammissione al corso di Laurea in Architettura presso l’Università La Sapienza di Roma.

Ma non basta, intorno agli appalti della Protezione Civile ci girava ovviamente anche la mafia, ci sono intercettazioni dove boss mafiosi si incontrano addirittura alla Presidenza del Consiglio.

Un imprenditore di Cosa Nostra che arriva a Palazzo Chigi. Un giudice, Giuseppe Tesauro, in società con un funzionario ministeriale e anche imprenditore legato al clan dei Casalesi. Un commercialista mafioso, Pietro Di Miceli, che fa da mediatore con la Provincia di Frosinone per procurare un appalto a Riccardo Fusi, presidente di Btp. Ecco lo scenario che emerge dal rapporto del Ros dei carabinieri allegato all'inchiesta fiorentina sui grandi appalti della Protezione civile. Tutto o molto ruota intorno alla figura di Antonio Di Nardo - considerato vicino al clan dei casalesi - al quale si lega anche il personaggio più scomodo delle storie ricostruite dagli investigatori. Quello che in una telefonata sostiene di essere stato "alla presidenza del consiglio". Lui è Mario Fecarotta, imprenditore affiliato a Cosa Nostra e legato, in particolare, alla famiglia Riina, arrestato nel 2002 per mafia e per estorsione aggravata (una mazzetta da 500 milioni). I rapporti con Di Nardo diventano "espliciti" il 27 gennaio 2009.

Un intreccio spaventoso, fatto da mafiosi, faccendieri, monsignori, imprenditori e politici di caratura nazionale del Pdl. In questo marasma che succede? Che Bertolaso rimane al suo posto e dice alla stampa di sentirsi come un "alluvionato".

Che faccia da spot!