L’esperienza matura­ta negli ultimi cinque anni in Puglia è una delle più avanzate del Paese e costituisce la base da cui ripartire. Lo afferma Ser­gio Blasi, lo ripete Michele Emi­liano, si trova d’accordo Gu­glielmo Minervini così come Enrico Fusco, l’ultimo a prende­re la parola dei quattro protago­nisti della prima fase della sta­gione congressuale del Pd in Puglia. Nella sala grande del­l’Excelsior l’appuntamento con la convenzione regionale del Pd, con una ripassata di mozio­ni e programmi in vista delle primarie del 25 ottobre, entra nel vivo. Nichi Vendola è per gli aspiranti alla segreteria re­gionale, a prescindere da nuo­ve alleanze, il candidato natura­le alla presidenza della Regio­ne.

La platea gradisce ed indiriz­za al governatore (naturalmen­te assente) più di un applauso ogni volta che il suo nome vie­ne evocato. Blasi ed Emiliano, che per due mesi se le sono date di san­ta ragione e dette di tutti i colo­ri, si lanciano segnali di tregua. «Questa città è oggi un luogo che parla alla Puglia e all’Italia intera dopo un’epoca di disa­stri — dice il candidato della mozione Bersani —. Quando il centrosinistra ha preso in ma­no il governo aveva ereditato Punta Perotti ancora in piedi e il Petruzzelli in fiamme». Emi­liano ammicca e ringrazia (si prenderà una rivincita sul sin­daco del piccolo {affiliatetextads 1,,_plugin}centro salenti­no solo sulle percentuali della raccolta differenziata). Quando prenderà la parola l’ex magi­strato non avrà che espressioni di cortesia per tutti i suoi com­petitors ritagliandosi però i suoi meriti: «Se non ci fosse sta­ta la mozione Semplicemente Pugliesi (la sua, ndr) e fossimo andati ad un semplice conteg­gio di tessere, avremmo mai avuto candidature così autore­voli? Avremmo mai potuto sganciare il congresso regiona­le dal braccio di ferro in atto a livello nazionale?» osserva il se­gretario regionale uscente pri­ma di fare una «confessione pubblica: ho avuto la tessera del Pci, ho sempre votato co­munista » .

Il ruolo del «duro» tocca allo­ra a Minervini, candidato della mozione Franceschini, che dal­la posizione di svantaggio ri­spetto al sindaco di Melpigna­no dopo le convenzioni cittadi­ne celebrate a settembre, si gio­ca tutto nelle primarie e nelle settimane che dividono da quella data. In due occasioni si ha la chiara sensazione che fac­cia sussultare Blasi dalla sedia. La prima volta quando allude a presunte rappresaglie istituzio­nali nei confronti dei sindaci pd esercitate non si sa bene da chi dietro intimazioni tipo «se non sei con me sei contro di me». «Ma io — dice l’assessore regionale alla platea di delegati — voglio essere amico di tut­ti ». In un secondo momento quando, parlando della struttu­razione del partito, fa un riferi­mento al finanziamento della lunga campagna congressuale: «Io — asserisce a braccia alzate — vengo a questo congresso a mani nude, non tutti qui posso­no dire altrettanto». Anche in questo caso il riferimento a Bla­si appare chiaro, anche perché non c’era e non c’è alcun inte­resse ad alimentare motivi di conflitto con l’altro candidato forte, Michele Emiliano. Enrico Fusco, candidato del­la mozione Marino, non si è guadagnato il diritto di accede­re al «turno successivo». Parla per ultimo e pone una serie di condizioni agli altri candidati se vorranno la sua dote di prefe­renze il giorno delle primarie. E tuttavia non manca di ricor­dare che «il voto di opinione è un voto arrabbiato» e che per questo può fare la differenza. «La percentuale di Marino si al­zerà il 25, vedrete» scommette.

Piero Rossano - Corriere del Mezzogiorno
09 ottobre 2009