“Quando ci sono presidenti uscenti che hanno fatto bene il loro non vedo motivi per non ricandidarli, e mi pare che sia esattamente il caso del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Questa è la mia opinione”. Così Dario Franceschini davanti ai giornalisti baresi, in occasione della presentazione della sua mozione, insieme al candidato alla segreteria regionale Guglielmo Minervini.

Il segretario nazionale del Pd ritiene che sul bontà della ricandidatura dell’attuale governatore regionale non ci siano discussioni anche se, fa notare, “ci sono regole molto precise nel nostro statuto che dicono che nel caso ci sia una coalizione è la coalizione che decide i criteri e le modalità con cui scegliere il candidato presidente”. Più di duecento persone hanno affollato la sala Europa della Villa Romanizza Carducci, dove Franceschini è arrivato dopo aver incontrato gli aderenti del Pd di Molfetta e Foggia. In vista delle prossime elezioni regionali, il segretario del Pd ha chiarito che le decisioni sui candidati  “vanno decise regione per regione, ovviamente sempre in un campo alternativo alla destra e laddove le condizioni territoriali lo dovesse permettere sarà possibile allargare anche ad altre formazioni centriste come l’Udc”.

In merito alle turbolenze in seno ai dalemiani pugliesi nessun commento, anche se il segretario nazionale del Pd liquida senza mezzi termini l’accusa di antiberlusconismo eccessivo rivoltagli dall’ex ministro degli esteri: “Ascolto e registro le posizioni di D’Alema sempre con la massima attenzione, però parlare in casa nostra di eccesso di antiberlusconismo suona veramente male, non so cosa sia, è una categoria inesistente". "So solo - continua - che di fronte all'atteggiamento che il Governo ha rispetto alla crisi e rispetto a centinaia di migliaia di italiani e imprese che non ce la fanno più a vivere, il Governo ignora i loro bisogni: di fronte a queste cose abbiamo il dovere di fare opposizione”.

Sulla dialettica interna al partito che spesso arriva sui giornali e fomenta ulteriori divisioni, Franceschini è chiaro: “Dobbiamo distinguere il confronto congressuale interno al Pd, dall'esigenza di parlare fuori con una voce sola''. E poi aggiunge la sua ricetta per un partito che sappia guardare con una prospettiva di lungo periodo: ''Il mio motto è che non si torna indietro anche perchè abbiamo appena cominciato, saranno due anni ad ottobre e il Pd deve durare tutto il secolo, tra vittorie e sconfitte, senza mai mettere in discussione il suo progetto, il bipolarismo del Paese e l'alternanza dei governi, l'apertura alla società civile e agli elettori, nostri azionisti, perchè le nostre saranno le primarie più democratiche che ci siano state''.

Guglielmo Minervini ha invece toccato i punti essenziali del suo programma, oggi pubblicati anche all'interno del suo nuovo sito . In particolare, l’assessore regionale alla Trasparenza e Cittadinanza Attiva, si è soffermato sulla importanza delle primarie per ricostruire un partito che ha conosciuto profonde lacerazioni e che ora deve rilanciarsi. “Sono primarie dove non c’è un vincitore già in partenza. Dovranno essere le idee della gente comune ad emergere per rilanciare quella sfida iniziale del Pd che metteva a valore la ricchezza proveniente dalle diversità culturali e dalle storie politiche di ciascuno per la crescita di un nuovo soggetto politico”.