BARI - Le prove di una ripresa del dialogo sono già partite da tempo,ma negli ultimi giorni - dai palchi pre-congressuali del Pd in tutta Italia - arriva sempre più forte il messaggio dei dalemiani e dello stesso leader Massimo D’Alema, che ne ha parlato ieri a Milano: ricostruire il centrosinistra a partire dagli alleati storici. In una parola: fatto il congresso, si riaprano le porte a sinistra e a chi il dialogo con noi non l’ha mai interrotto, il governatore della Puglia Nichi Vendola. La prova è arrivata nei giorni scorsi da Genova, dove Rosy Bindi (mozione Bersani) ha tirato la volata al presidente della Puglia, con lei sul palco del Pd. 

«Bisogna ricostruire - ha detto - il perimetro del centrosinistra ripartendo dagli alleati di sempre e penso che Bersani sia il candidato più giusto per ricostruire, oltre ad un grande partito, una grande coalizione di centrosinistra in cui nessuno fa lezione all’altro di anti-berlusconismo ma ci si impegna per creare un’alternativa alla destra». 

{affiliatetextads 1,,_plugin}Vendola? Ha colto la palla al balzo. Serve «una grande alleanza in difesa della democrazia e del welfare che abbia al centro la questione morale per ricostruire il senso di una classe dirigente che si deve dare una grande missione». Non sarà una partita facile per il Pd. 

Se da parte dell’area Franceschini il via libera alla ricandidatura a governatore di Vendola è già arrivato, è proprio dall’area Bersani che arrivano i distinguo tra i sostenitori della sua ricandidatura alle Regionali (che passa, inevitabilmente, per un accordo tra i Democratici e la sua «Sinistra e Libertà») e i detrattori, i lettiani capeggiati in Puglia da Fr ancesco Boccia. Ma non lo sarà neanche per Vendola, stretto da un lato dal fango che emerge dalle inchieste della Procura e che sta travolgendo l’ultimo scorcio della sua legislatura e, dall’altro, dallo sfarinamento del movimento politico che lo sostiene da quando ha rotto con Rifondazione. 

In «Sinistra e Libertà», infatti, non si suona più all’unisono e sono prevedibili, dai Verdi come da Sd, fughe verso il Pd non appena si chiuderà la vicenda congressuale. La partita è tutt’aperta anche sul fronte degli altri possibili alleati: sia l’Idv, che piuttosto preferisce Boccia a Nichi, sia l’Udc - che, da ago della bilancia, pretende un candidato moderato sia dal Pd che dal Pdl e dice no a Nichi - stanno remando contro la ricandidatura di Vendola per il centrosinistra. Nè è da escludere che, in caso di mancato accordo col Pd e di rottura tra il segretario regionale uscente nonché grande sponsor di Nichi, Michele Emiliano, e i vertici dei Democratici, il governatore uscente possa scendere in campo da solo con una propria lista (su modello della mozione «Semplicemente pugliesi» messa in piedi dal sindaco di Bari per il congresso regionale Pd), rompendo le righe e facendo capitolare la sinistra contro un Pdl compatto e quantomai motivato a riconquistare la Regione. 

In questo scenario Nichi - comunque in grado di raccogliere consensi - potrebbe perfino risultare primo dei non eletti e «soffiare» così il posto da capogruppo in consiglio regionale al candidato governatore del centrosinistra. Tutte ipotesi, queste, che non saranno sciolte prima di fine ottobre, quando cioé la sfida alla leadership nazionale del Pd sarà conclusa. Per ora solo qualche certezza, che arriva da alcuni alleati. È Mino Borraccino, consigliere regionale dei Comunisti Sinistra Popolare, a ricordare a tutti che «Vendola ha operato bene tanto da meritare di essere ricandidato alla guida della nostra coalizione. Per questo, siamo al suo fianco in quella che nel centrosinistra sembra una campagna trasversale ai suoi danni».

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