Il 29 Agosto 2009 Di Pietro ha lanciato l'editto contro Vendola. Ha asserito che Vendola non ha "responsabilità giudiziarie personali" ma avrebbe "responsabilità politiche" per aver accolto nella giunta persone che nel corso del tempo si sono riscoperte non proprio pulite (vedi Tedesco) tanto da non essere ricandidabile a Presidente della Regione, almeno per quanto riguarda l'Italia dei Valori. Ha paragonato il Presidente della Puglia ad una "foglia di fico" grazie alla quale copre la sua giunta...

Cosa bolle in pentola nella politica pugliese visto l'editto di Di Pietro? Io penso che la sua esternazione non sia solamente riconducibile alle vicende giudiziarie che stanno toccando l'ex assessore ma possano essere ricomprese nell'eterna lotta dentro il PD pugliese esistente da quando Boccia perse le primarie nel 2005. Partiamo da un punto fisso, chi conosceva {affiliatetextads 1,,_plugin}Boccia prima del 2005 in Puglia? Probabilmente nessuno, e chi di politica e soprattutto di consenso elettorale ne capisce, sa che dal momento in cui l'ex margheritino è entrato in politica i DS hanno praticamente sgretolato un enorme consenso che tenevano inalterato nel corso degli anni nella nuova provincia BAT, tant'è che già dal 1999 il centrosinistra governava l'allora Provincia di Bari. Quindi quali diritti avrebbe Boccia per chiedere una candidatura alla Presidenza visto che comunque Vendola ha ancora fatto un mandato, tra l'altro un buon mandato?

Franceschini e Emiliano nonchè D'Alema hanno riconfermato la candidatura di Vendola, ma probabilmente la frangia dei lettiani (Letta Errico del centrosinistra, nipote del Letta Gianni sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Berlusconi) non digerisce la candidatura e Di Pietro in effetti potrebbe essere una anticipazione delle future mosse di questo gruppo di potere diciamo, un po autoreferenziale che elettoralmente non conta un fico secco visto che Boccia è parlamentare grazie alla liste bloccate di Berlusconi. Quando si mise in gioco alle primarie infatti le perse contro un outsider.

Fatte queste premesse sui quali ci lavoreremo nelle prossime settimane, quando il quadro politico si spera sia meno ingarbugliato vediamo se davvero Totò Di Pietro può fare la paternale a tutti senza assumersi in nessun modo le responsabilità di quello che accade nel suo partito. Noi non siamo contro Di Pietro, è un buon politico ma ha il difetto di dispensare troppi giudizi da quando, sotto l'ala Veltroniana, ha acquisito un buon 5 o 6% dei voti ex PD. Intanto una chicca: il suo consigliere regionale tale Giacomo Olivieri fu eletto con Forza Italia, poi passò alla Margherita visto che era al Governo, quindi al PD per approdare poi all'Italia dei Valori. Quindi chi è davvero Di Pietro che si permette di dare giudizi a persone per bene che mai sono state sfiorate da qualsiasi indagine della magistratura? Ci aiutiamo da un buon sito che sta diffondendo un po di informazione che sui media classici non trapela e : Casa della legalità.

Di Pietro, vista la pervicacia, ha un debole per i “cappucci”, non quelli del bar e nemmeno quelli dei conventi. Quelli che sembra proprio prediligere sono i frequentatori dei “templi coperti”. Dopo quelli riscoperti dal Polo, e dai DS, volete che lui mancasse di spalancare le porte dell’Italia dei “Valori” ai massoni e piduisti? Giammai! E così dopo Filippo De Jorio nel 2001 (Roma, tessera P2 n° 511) ha portato nel 2006 alla soglia del parlamento (primo dei non eletti in Sardegna) un altro piduista: Giuseppe Alessi detto Pino (Pisa, tessera P2 n° 762). La storia di questi due baldi giovini della loggia di Licio Gelli (la stessa di Berlusconi, come amava ricordare il Di Pietro d’un tempo) la dice lunga:
De Jorio, fedelissimo di Licio Gelli, da sempre vicino agli ambienti militari e dei Servizi, consigliere politico dell'onorevole Andreotti, è stato anche latitante per il golpe Borghese del 1970 (fu assolto poi su richiesta del pm, Claudio Vitalone, altro uomo di fiducia, da sempre, di Giulio Andreotti, come comprovato storicamente). Giuseppe Alessi, noto come “Pino”, è stato comandante del nucleo CC a Pisa. Già eletto in Parlamento con Forza Italia nella XIII legislatura.

Ma lui li ha voluti con se, e solo una rivolta a Genova nel 2001 lo fece separare dal fedele De Jorio, che ci rimase male, quando Di Pietro, sull’onda dell’opposizione a quella candidatura di tutta Genova e di D’Arcais, “congelo” la candidatura. Gli è andata meglio nel sodalizio con l’Alessi, che se tutto va bene potrebbe entrare in parlamento già in questa legislatura, e soprattutto con l’elezione a Montecitorio di Giuseppe Ossorio, nominato anche Presidente della Commissione Bilancio della Camera, degno incoronamento per i lunghi anni nel Pentapartito nella Napoli di Vito e Cirino Pomicino (negli anni ottanta al Comune) e poi nei Repubblicani con il Centro- Sinistra in Regione nel 2000 e 2005. Giuseppe Ossorio, oltre che paracadutato dal Pentapartito partenopeo è anche notorio massone del Grande Oriente d’Italia.

Qualche altro fedele del Tonino

Stefano Pedica, per Tonino “il mio Chiti”, capo segreteria politica dell’Italia dei “Valori”. Eletto alla Camera nel 2006, nato a Roma ma eletto in Lombardia 1, a coronamento di una pervicace militanza democraticocristiana in piena Tangentopoli (e lungo tempo ancora). Dal 1987 al 1996 segretario e consigliere di Francesco D’Onofrio (ora dell’UDC), amico di Francesco Cossiga (quel Francesco Cossiga!), nel 1994 quando muore la DC , segue D’Onofrio nel CCD. Nel 1998 fonda insieme a Cossiga l’UDR. Nel 1999 fonda il Movimento Cristiano Democratici Europei, con il quale nel 2003 aderisce al Patto Segni, e nel 2004 si candida alle Europee. Nel 2005 si avvicina alla Nuova DC di Rotondi e, quindi, nel 2006 porta il CDE nell’Italia dei “Valori”.

Luigi Li Gotti, nasce a Crotone, anche politicamente. E’ nell’estrema destra calabrese che inizia a militare l’avvocato. Dagli anni sessanta è un fedele camerata nell’MSI e poi continua in AN. E’ solo nel 2003 che abbandona Gianfranco Fini per aderire all’Italia dei “Valori” di Di Pietro, d’altronde se in AN c’era Publio Fiori, anche qui di massoni e P2 ce ne sono e si sente come a casa. Eletto con l’IdV è stato nominato sottosegretario alla Giustizia del dicastero di Clemente Mastella. E la Giustizia era un cavallo di battaglia…(appunto: era!).

Porfidia Americo, già sindaco di Recale ed amante del “canto”, inteso per quello che voleva fare da bambino, riuscendoci anche in un coro sul modello dello “Zecchino d’oro”, come ama ricordare lui stesso. Ma a Recale, piccolo centro del Casertano, dove la Camorra è di casa con uno dei più forti clan, quello dei Casalesi, la sua Giunta è stata sotto attacco costante per una “quisquiglia”. Un conflitto di interessi che da Sindaco non ha mai voluto risolvere (tanto che la casa di riposo non ha ancora visto ad oggi la cessione delle sue quote, visto che dalla Visura Camerale risulta ancora in società). Inoltre l’opposizione dell’Ulivo chiedeva costantemente di poter visionare la documentazione originale allegata a delibere e bilancio, ma ad oggi risulta “non pervenuta”. La campagna elettorale che lo ha portato alla Camera è stata caratterizzata da un episodio “sgradevole”. L’iniziativa nel vicino comune di Santa Maria di Capua Vetere, con Antonio Di Pietro, è stata promossa (con tanto di firma sui manifesti) da Gaetano Vatiero, arrestato per corruzione nell’aprile 2006 (giustizia ad orologeria?!) non per l’attività di Segretario dell’Italia dei “Valori” del Comune, ma per aver commesso il reato quale Dirigente del Comune di Santa Maria Capua Vetere. Naturalmente sia Di Pietro che Porfidia, dopo aver tuonato all’espulsione, affermavano di non sapere chi fosse quell’uomo e di non averlo mai incontrato. L’espulsione, per la cronaca, non c’è stata. E’ stato adottato una sospensione sino a che la magistratura non avrà chiarito, almeno questo è quanto risulta pubblicamente.

Aniello Formisano, eletto al Senato in Umbria, nato a Torre del Greco – NA, avvocato, dipendente della ASL di Napoli. Proviene dalla Margherita. E’ tra i sottoscrittori dell’emendamento alla Finanziaria 2006, il cui primo firmatario è il Sen. Fuda (del Partito Democratico Meridionale di Agazio Loiero e già stra-noto agli Uffici distrettuali antimafia). Questo emendamento è il famoso comma “ 1346” che prevedeva la drastica riduzione dei tempi di prescrizione dei reati contabili (tra cui quelli contestati, per esempio, al Fuda e a Berlusconi). Il Procuratore della Corte dei Conti ha tuonato contro il provvedimento adottato del Centro-Sinistra, perché con quel comma la prescrizione scattava non più dal momento della scoperta e contestazione del reato, bensì nel momento della commissione del reato. A quel punto, Di Pietro tuonò allo scandalo di quel “comma”, come se non lo avesse notato prima. Ma non si cancella il “comma”, il Governo lo fa approvare dal Parlamento (e vota anche l’IDV) e poi approva un Decreto per annullarne l’effetto devastante. Logico no?

Giuseppe Caforio, eletto al Senato in Puglia, nato in Puglia, è tecnico ortopedico. Con l’Italia dei “Valori” diviene Vice Presidente della Commissione Sanità-Igiene e, folgorando il Parlamento in pochi mesi, diventa anche Vice Presidente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sull’efficacia e l’efficienza del Servizio Sanitario Nazionale, oltre che componente della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sui Rifiuti.

Fabio Giambrone, eletto al Senato in Sicilia, è l’uomo ex Margherita che è considerato un ponte non solo con il “giuda” Sergio De Gregorio (poi perché “giuda” non si è capito, visto che il passato di De Gregorio era ben chiaro: prima craxiano poi berlusconiano, vicino alla destra; aveva già i manifesti pronti per candidarsi con FI quando Di Pietro gli ha proposto una candidatura sicura e questi ha colto l’occasione, tra l’altro se uno è abituato a tirare in barca a destra e a manca non può stupirsi se poi chi sale sceglie altre rotte!), ma soprattutto con gli uomini dell’UDC siciliana (quella di Totò Vasa Vasa) e di FI siciliana (quella di La Loggia e Dell’Utri), con cui sta tessendo, pubblicamente, rapporti per portare un allargamento del fronte a sostegno di Leoluca Orlando, in corsa per tornare alla poltrona di Sindaco di Palermo. Che sia per questo suo ruolo di “ponte” che è stato nominato nella “Giunta delle Immunità Parlamentari”? (per interderci la stessa che avrebbe dovuto accompagnare alla porta di Montecitorio Cesare Previti, ma ha perso la strada!)

Egidio Enrico Pedrini. Eletto alla Camera in Piemonte, ex democristiano di lungo corso, già candidato e uomo ligure di Sergio D’Antoni. E’ membro della Commissione Trasporti di Montecitorio. In effetti ama il Trasporto, per lui è una vera passione. Nato a Massa in Toscana e trasferitosi in Liguria, è proprietario, insieme alla figlia, di alcune quote della Società che gestisce l’Aeroporto di Pantelleria. Naturalmente questo non è l’unico interesse di Pedrini, visto che proprio a Roma è Presidente del Consiglio di Amministrazione di società di un’altra passione di Di Pietro, l’Informatica. La Sira srl di Liguori Marco e Sofina srl (socio di maggioranza e amministratore unico Liguori Marco), che fa parte del Consorzio Sky Data Management, in sigla Consorzio SDM.

Aurelio Salvatore Misiti. Eletto alla Camera in Calabria, sua terra d‘origine, è componente della Commissione d’Inchiesta sui Rifiuti. Da anni il suo impegno è al centro di pesantissime contestazioni e critiche da parte degli ambientalisti. E’ considerato il “cementificatore”. Inizia l’attività di “rappresentanza” con il Pci negli anni sessanta (sindaco di Melicucco), diviene anche segretario nazionale della CGIL Scuole. Lo si ritroverà poi in Giunta al Comune di Roma con il Sindaco Carraio (PSI). Con il primo governo Berlusconi nel 1994 raggiunge finalmente l’elezione a Roma. In Calabria è assessore regionale con il centro-destra e con il centro-sinistra, a prescindere. Significativo è l’operato svolto da Assessore ai Lavori Pubblici in Calabria, nella Giunta Chiaravallotti del Centro Destra, su cui le indagini della magistratura ancora si susseguono. Ma Silvio Berlusconi lo chiama e nomina Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, considerata la sua grande convizione-passione: il Ponte sullo Stretto s’a da fare! Sua la grande difesa della grande opera amata da Cosa Nostra ed ‘Ndrangheta anche a Report di Rai 3, dove ha anche annunciato che: “Intorno al 2010 dovrebbe esserci l’inaugurazione”. Sua la “constatazione” che la Calabria non corre alcun rischio idrogeologico, peccato che natura ed ambiente non si sono adeguate ed i disastri siano arrivati puntuali. Le protezioni e l’appoggio di lobby potentissime in Calabria per lui è scontata.

Giorgio Calò. E’ sottosegretario alle Comunicazioni del Governo Prodi. Di lui si può dire che è l’ombra di Di Pietro. Già assessore provinciale a Milano e già Europarlamentare. Ha sempre ostentato l’odio ed il bisogno di rompere il monopolio imprenditoriale di Berlusconi, mina vagante permanente dell’economia italiana. Tra le contestazioni sempre mosse da Calò, proprietario della Directa, nota e quotata agenzia nazionale di sondaggi, a Berlusconi quella di essere “il più grande inquinatore del mercato dei sondaggi d'opinione”. Indi per cui ha deciso, per combatterlo meglio, di vendergli la sua Directa! Oggi, sappiamo, che il ministero delle Comunicazioni ha assunto la proposta Frattini (Berlusconiano doc) come faro, “punto di riferimento”, per affrontare il Conflitto di Interessi di Berlusconi.

Queste sono notizie, tranquillamente reperibili in rete. Non siamo andati a vedere altro, non siamo andati a vedere chi sono i singoli candidati alle ultime elezioni politiche, l’unico citato infatti è l’ex piduista in Sardegna, semplicemente perché ha rivelare il suo passato è stato uno dei MeetUp di Beppe Grillo. Ma come abbiamo detto non andiamo a vedere le questioni particolari, ma puramente quelle Etiche e Morali del partito che vuole essere quello dell’Etica e della Questione Morale, della nuova politica. Ed allora ci si rende conto che la vecchia politica della lottizzazione, della spartizione, di “un ceto politico arroccato come in un feudo che chiede e pretende nomine di governo ed ancor più nei Consigli di Amministrazione, perché portano gettoni di presenza e permettono di gestire meglio le proprie clientele” (come denunciato ‘testualmente’ anche dalla trasmissione W l’Italia di Rai 3 il 18.03.2007) non è finita. Questo è lo stesso pane della politica effettivamente attuata da Antonio Di Pietro, con la sua “nuova” Italia dei “Valori”.
Di Pietro alla trasmissione “Pane e Politica” ha affermato, e qui la ‘confessione’ è inequivocabile, che “l’Italia dei Valori ha solo un ministro e due sottosegretari nonostante sia il Terzo partito dell’Unione”. A parte il coraggio (e ce ne vuole!) per giustificare la composizione (e le spese conseguenti!) del più pesante Governo della storia Repubblicana (102 tra ministri e sottosegretari), ha superato se stesso, visto che il “Terzo partito dell’Unione”, l’Italia dei Valori, ha meno del 2,3% (nel 2001, quando ancora aveva un po’ di credibilità, aveva il 3.9%).
Ma Antonio Di Pietro ha un aspetto positivo: fa le stesse cose degli altri e lo noti subito (forse perché da lui non ti saresti mai aspettato certi decadimenti etico-morali!).
Ad esempio le nomine nei Consigli di Amministrazione che tutti vogliono perché portano gettoni di presenza e alimentano le clientele, nella classica logica pre-Tangentopoli, sono per lui elemento essenziale, ma d’altronde l’ha detto “Siamo il terzo partito dell’Unione”. E quindi non ci si può stupire se per lui gli eletti sono sia quelli nelle istituzioni (ed abbiamo visto la “crema” che ha portato in Parlamento, alla faccia del Parlamento Pulito!) ma sono anche quelli che ha fatto nominare per gestire gli affari nei Consigli di Amministrazione dal nord al sud Italia. Sì, per lui sono la stessa cosa, tanto da averli inseriti (non proprio tutti e poi vediamo chi si è dimenticato, sic!) nelle pagine degli eletti dell’Italia dei “Valori”, sul sito ufficiale del partito che ha, ricordiamo, come unico socio titolato a decidere, lui, Antonio Di Pietro. Vediamo.

Antonio F.