L'Italia dei Valori non correrà da sola alle prossime regionali ed è pronta a sostenere la ri-candidatura del governatore Nichi Vendola, ma ad un patto: che si faccia piazza pulita, nella nuova coalizione di maggioranza, di tutti gli esponenti politici e istituzionali sui quali gravano ombre o sospetti di un loro coinvolgimento in inchieste giudiziarie.Antonio Di Pietro ieri è tornato a Bari per sgomberare il campo dalle ipotesi su una corsa in solitario e fuori dall’alleanza pugliese del suo partito. «Rispetto e ammiro Clementina Forleo - ha detto, escludendo l’ipotesi che pure era circolata di una candidatura della celebre togata brindisina - ma fa il magistrato e noi abbiamo adottato questa regola: o scegli di fare il magistrato o il politico, e se fai il politico lo fai per sempre. Dovrebbe dimettersi ma è ormai fuori tempo massimo».

{affiliatetextads 1,,_plugin}Niente fughe in avanti, dunque, ma sì alla «costruzione di una coalizione che sappia amministrare bene e non finire sotto i fari della Procura, come accaduto in Calabria, in Puglia ed ora anche in Lazio». Di qui l’invito al Pd a rimboccarsi le maniche: «Noi abbiamo indicato le regole con cui andare avanti, senza mettere il cappello con nostri candidati - scandisce il leader Idv - ora tocca al Pd fare sintesi. Di certo non siamo pronti a costruire una coalizione a perdere». Quanto a Vendola, «sul piano personale non ho nulla contro di lui. Ritengo sia una persona per bene e dalle mani pulite. Il problema è che ha sbagliato a fidarsi e a nominare certe persone. Una classe dirigente che ha utilizzato la faccia di Vendola per farsi gli affari propri, oggi è bene che vada a casa politicamente e a rispondere alla magistratura delle proprie malefatte. Alle prossime regionali non possiamo rivedere certe facce che hanno già dato e soprattutto già preso. In questo senso l’Idv si sta facendo promotrice di una rinnovata coalizione, se ci riusciamo. Se non ci riusciamo, è ovvio che l’Idv chiederà direttamente agli elettori il consenso di poter governare la Regione».

La svolta sulla linea dei dipietristi è stata di certo determinata dall’elezione a leader nazionale di Pierluigi Bersani. Col Pd i rapporti si sono fatti più stretti e, parallelamente, è cresciuta la consapevolezza - dentro e fuori il Pd - che non si potesse prescindere dalla ricandidatura di Vendola, con o senza l’assenso dell’Udc. Di qui la sortita di Di Pietro, onde dare uno scossone agli alleati sui tempi ma anche per rassicurarli del fatto che se, arriveranno ostacoli, non sarà l’Idv a crearli.
«L'Idv è una forza politica che sente la responsabilità di costruire un'alternativa di governo, non soltanto di fare testimonianza - sottolinea il leader, accompagnato dai parlamentari Pierfelice Zazzera e Pino Caforio e dal consigliere regionale Giacomo Olivieri - ma dev'essere una alternativa vera, basata sul ricambio generazionale delle persone, su un programma credibile e con persone credibili». L'Udc fuori dalla coalizione «larga» auspicata da D’Alema? «L’Udc ha già detto che non sta nè con il centrodestra nè con il centrosinistra, quindi è inutile discutere di qualcosa che non c'è: hanno già detto di no sia a Bersani sia a Berlusconi. Quando parlo di qualcosa di nuovo intendo le persone, non le sigle. Non rincorro quelli che vanno da soli».