Mancano poco più di 150 giorni alla tornata elettorale primaverile, per le Regionali 2010, ma al netto di primarie, festività, ponti e imprevisti vari, essi si ridurranno vistosamente a un classico, scarno e impietoso quadrimestre. I tempi stringono e come sempre accade, quando la fretta si impadronisce dei ritmi e degli intervalli di riflessione, la tensione sale e l’irascibilità individuale tocca indici insolitamente esagerati.

Se non bastasse, il fuoco divampato è ulteriormente alimentato dalla battaglia congressuale nel Partito Democratico sul fronte del centrosinistra. Dall’insofferenza di larga parte del Popolo della libertà, per l’invadenza e il peso crescente della Lega. Nonché dalle vicende giudiziarie sulla Sanità che, in Puglia come altrove, travolgono trasversalmente entrambi gli schieramenti, fino a coinvolgere elementi di spicco del palcoscenico politico non solo locale.

Se Atene piange, quindi, Sparta non ride. Ai battibecchi nel pollaio democratico, destinati ad avere conseguenze sulla partita delle alleanze, così come sulla ricandidatura specifica di Nichi Vendola, fa da contraltare l’agguerrita battaglia che, più o meno in sordina e senza esclusione di colpi, si sta combattendo sul fronte del centrodestra per le candidature regionali. In questo contesto la Regione Puglia si conferma fronte nevralgico di ogni strategia.

Qui la presenza della Lega è tutt’oggi insignificante, pertanto la partita a destra si gioca ancora tra l’anima aennina del Pdl e quella forzista. Troppo rapida e troppo recente la fusione nell’unico nuovo organismo, per pensare all’archiviazione di logiche consolidate in tanti anni di militanza politica. Logiche che prevedono un rigoroso manuale Cencelli applicabile a ogni sorta di candidatura. Per cui, al di là delle formali dichiarazioni di facciata, se il candidato alle recenti Comunali a Bari è stato di area Forza Italia, il prossimo candidato alla Regione spetterà indicarlo ad Alleanza Nazionale.

Una prassi che, evidentemente, le esigenze, le ambizioni e le traversie della compagine fittiana, in Puglia, non rendono più praticabile. Soprattutto dopo che, nel capoluogo, il Palazzo di Città è rimasto inespugnato. Se ne era avuto sentore con le dichiarazioni ad alzo zero dell’On. Salvatore Tatarella, sulla serata d’inaugurazione “governativa” del Teatro Petruzzelli (a detta di molti fortemente voluta dal ministro Fitto). Se n’è letta la conferma con la raccolta di firme a sostegno della candidatura di Rocco Palese, quale contromossa all’indicazione autorevole per il giudice Stefano Dambruoso.

C’è burrasca anche nei mari del centrosinistra. Su ciascuno dei velieri l’impressione è che una sindrome piratesca si sia diffusa tra i diversi equipaggi. A quello del PD, particolarmente vivace da qualche mese a questa parte, la boa delle primarie ben presto indicherà il nuovo timoniere. Ma è dubbio che il passaggio riuscirà a placare gli animi in tempi brevi.
Tra bufere giudiziarie, perturbazioni congressuali, correnti minacciose, nonché venti incrociati e tiepidi ammiccamenti, le previsioni danno in arrivo un nebbione fitto sulla prossima primavera pugliese. All’orizzonte delle “idi di marzo”, navigare a vista potrebbe rivelarsi fatale in zone poco abituate alle foschie dense e impenetrabili da Pianura Padana. Se burrasca dovrà affrontarsi, allora, sarà il caso di cominciare ad abbassare i toni e prestare più attenzione alle indicazioni e alle ambizioni programmatiche dei rispettivi nocchieri.

E forse sarà il caso di tarare la bussola sulla domanda più solare, più nitida e più essenziale, per individuare la rotta da seguire: “La Puglia di oggi è migliore o peggiore di cinque anni fa?”.

Antonio Gelormini - Puglialive.it