Fiducia, Berlusconi cala ancora In un anno ha perso il 15 per centoROMA - Berlusconi e governo ai minimi di sempre. Cala di nuovo, a ottobre, la fiducia nel premier e nel suo esecutivo "testata" dal sondaggio mensile di Ipr Marketing per Repubblica.it. Sembra evidente che il conflitto istituzionale sul Lodo Alfano non aiuta la maggioranza e il Cavaliere perde altri due punti (sono otto da maggio, l'ultima volta che è stato sopra il 50%) e si ferma al 45% di "fiduciosi" (molto o abbastanza) contro il 51% (più uno) di coloro che hanno "poca o nessuna" fiducia nel suo operato. I "senza opinione" sono al 4 per cento. Va anche peggio il governo di centrodestra che tocca quota 42%: sono altri due punti in meno dopo tre mesi di discesa bloccata a quota 44%. I cittadini che hanno poca o nessuna fiducia salgono al 54%.

Un anno esatto fa, Berlusconi aveva raggiunto il punto massimo del suo rapporto con gli elettori: a ottobre del 2008, infatti, la fiducia era al 62% e il governo era a quota 54%. In un anno il premier è sceso del 15% e l'esecutivo del 10%.

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I partiti. In un panorama finora abbastanza fermo, si registrano alcuni movimenti significativi. Primarie e congresso, evidentemente, aiutano il Pd che, piuttosto a sorpresa, guadagna 5 punti nella fiducia degli elettori salendo a quota 37%. Va ricordato qui che tutti i partiti sono largamente al di sotto del 50% di persone che esprimono "molta o abbastanza fiducia" nel loro operato. In testa rimane il Pdl con il 44% (due punti in meno rispetto a settembre e 10 in meno sul massimo del 54% raggiunto a ottobre del 2008). Perde 3 punti l'Idv che scende al 40%, il suo massimo (47%) l'aveva raggiunto nel luglio del 2008.

Il Partito Democratico, si diceva, segna un notevole recupero raggiungendo il 37% che è il suo miglior risultato dopo il 38% del primo rilevamento (maggio 2008). Fermo a quota 36% l'Udc mentre la Lega Nord perde un punto e si colloca al 30%.

I ministri. Sacconi e Maroni consolidano la loro posizione in testa alla classifica della fiducia nei membri del governo. Il responsabile del welfare raggiunge quota 63% che corrisponde al suo massimo toccato lo scorso novembre e ribadito un paio di volte. Sacconi, va detto, è quasi sempre stato al comando della graduatoria. Lo ha insidiato e lo insidia solo il ministro degli Interni, Roberto Maroni che arriva a quota 62%, poco sotto il 64% (gennaio 2009) che è il suo record. Maroni è l'unico a non essere mai sceso sotto il 60% di "fiduciosi", una quota non facile da tenere, come insegna lo stesso premier.

Ma tra i ministri, questo mese, prevalgono i segni negativi. Solo Larussa (54%) e Rotondi (39%) guadagnano un paio di punti. In calo: Fitto (-4%), Brunetta (-3%, ma pur sempre al quinto posto con il 57%), Prestigiacomo (-3%), Alfano, Tremonti, Scajola, Bossi e Melone (che perdono tutti due punti).

Repubblica.it

http://www.lecceprima.it/img/11662/Raffaele%20Fitto%20alle%20spalle%20di%20Silvio%20Berlusconi.jpgScompiglio politico in Puglia, visto che secondo indiscrezioni politiche raccolte anche da altri quotidiani, i socialisti autonomisti dell'ex assessore Alberto Tedesco starebbero in procinto di allearsi con il centrodestra aderendo ad una lista che il Presidente della Provincia di Bari starebbe preparando in supporto al candidato Fittiano. Ulteriore novità sarebbe inoltre la metamorfosi della lista "La Puglia prima di Tutto" in "Alleanza per la Puglia" o qualcosa di simile che dovrebbe raccogliere Socialisti vari, Udeur e compagnia bella. Ancora brucia lo scandalo riguardante la D'Addario e la sua candidatura con la Puglia prima di tutto alle Comunali di Bari, motivo per il quale Berlusconi avrebbe suggerito al plenipotenziario Fitto...

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“Il passaggio della senatrice, Adriana Poli Bortone, nelle file dell'UDC, rappresenta un'occasione unica per Alleanza Puglia, pronta ad accogliere gli orfani di Io Sud per realizzare, concretamente e senza logiche di poltrone, un nuovo corso politico di attenzione al Sud”. È quanto dichiara il Consigliere della Regione Puglia, Antonio Buccoliero, sottolineando come il movimento politico di Alleanza Puglia, sia nato per una precisa volontà di tanti cittadini pugliesi, da un bisogno di “concretezza politica”, che è stato intercettato dallo stesso Buccoliero e dai consiglieri regionali Gigi Loperfido e Franco Visaggio.

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L’esperienza matura­ta negli ultimi cinque anni in Puglia è una delle più avanzate del Paese e costituisce la base da cui ripartire. Lo afferma Ser­gio Blasi, lo ripete Michele Emi­liano, si trova d’accordo Gu­glielmo Minervini così come Enrico Fusco, l’ultimo a prende­re la parola dei quattro protago­nisti della prima fase della sta­gione congressuale del Pd in Puglia. Nella sala grande del­l’Excelsior l’appuntamento con la convenzione regionale del Pd, con una ripassata di mozio­ni e programmi in vista delle primarie del 25 ottobre, entra nel vivo. Nichi Vendola è per gli aspiranti alla segreteria re­gionale, a prescindere da nuo­ve alleanze, il candidato natura­le alla presidenza della Regio­ne.

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http://www.ilpaesenuovo.it/images/stories/politica/palese%20small.jpgA sei mesi dal voto per le regionali i giochi per le candidature a governatore della Puglia cominciano ad avere una fisionomia più o meno leggibile. A destra, dove incombe l’onere della sfida a Nichi Vendola, sembrerebbe prevalere una candidatura “indipendente”, un magistrato, forse per sottolineare con forza il desiderio di cambiare pagina dopo l’interminabile sequenza di episodi giudiziari che hanno coinvolto - quelli sì bipartisan - il ceto dirigente locale. Si tratta di D’Ambruoso, pugliese esportato al nord, che può vantare una cospicua esperienza in materia di lotta alla droga. La candidatura cammina, ma non mancano le turbolenze: parecchio deluso è Rocco Palese, parente di Fitto e suo fedele assessore al bilancio nei governi regionali del ministro. Pensava che fosse arrivato finalmente il suo momento e fino alla fine ci proverà.

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Il candidato alla segreteria regionale del Pd della mozione Bersani, Sergio Blasi ha inviato una lettera al presidente delle Regione Puglia Nichi Vendola per "chiarire in modo inequivoco la nostra posizione sul tema cruciale delle elezioni regionali e della tua candidatura".

"Sarebbe stato più opportuno incontrarti come delegazione del PD - si legge ancora nella lettera di Blasi - tuttavia questo non avviene e non certo per responsabilità mia e dell'area che rappresento. Avviene invece che iniziative unilaterali dettate da logiche congressuali - come la proposta di far coincidere le primarie del PD con quelle della coalizione per la Presidenza della Regione - finiscano per indebolire la tua funzione come riferimento della coalizione attuale e di quella potenzialmente più larga dell'alleanza meridionalista - si legge ancora nella lettera di Blasi che chiede quindi un incontro a Vendola - perche sia chiaro a tutti che per noi la candidatura naturale del 2010 è quella del Presidente Vendola e che con te intendiamo intraprendere e consolidare il processo di costruzione di una coalizione per vincere e governare in Puglia".

Abbiamo la responsabilità di andare oltre la logica degli accordi e di costruire, con Nichi Vendola, una nuova alleanza per una proposta politica vincente e ancora più audace e coraggiosa.

Con la Puglia non si scherza. Fa bene il presidente Vendola a chiarire subito che il futuro della Puglia non è merce barattabile sul tavolo degli accordi nazionali.

Ieri Nichi, durante l'assemblea nazionale del suo partito ha parlato alla stampa di una sua possibile discesa in campo in solitario.

{affiliatetextads 1,,_plugin}Comprendo le ragioni del Presidente. C'è un patrimonio da difendere. Ed è il patrimonio di cambiamento accumulato, nonostante le difficoltà e gli errori, in questi anni di governo regionale. Un patrimonio che ha consentito alla Puglia di cominciare a scrivere un'altra storia.

Ma sono sicuro che tale eventualità non si renderà necessaria.

E per me è chiaro.

Sul PD ricade la responsabilità di andare oltre la logica degli accordi e di costruire, innanzitutto nella società, una nuova alleanza che coaguli le energie vitali della nostra regione.

Sul PD ricade la responsabilità di formulare, con Nichi Vendola, una proposta politica vincente ancora più audace e coraggiosa.

Su quel patrimonio dobbiamo continuare a investire. Certo insieme alle nuove forze politiche con cui condividere la medesima prospettiva di cambiamento.

Primarie di coalizione per decidere il candidato alla presidenza della Regione Puglia? «Le primarie sono io. C’est moi». Con queste parole il governatore Nichi Vendola risponde a chi, all’interno del Parito Democratico, non ritiene scontata una sua ricandidatura alle regionali del 2010 Nel corso della conferenza stampa per la presentazione della festa nazionale di Sinistra e Libertà, Vendola ha spiegato: «Io sono stato candidato in virtù di un processo di popolo, un protagonismo popolare che con le primarie ha scompaginato i giochi di palazzo. Il candidato futuro alla presidenza della Regione Puglia dovrà essere o l’attuale presidente o il frutto di un processo popolare con primarie di coalizione». Vendola pensa di essere il favorito anche qualora si optasse per le primarie e dice di essere «favorevole a una grande coalizione meridionalistica e democratica». Una coalizione che potrebbe anche includere l’Udc perchè «il grande Centro, la cultura moderata, possono garantire un profilo riformatore alla coalizione».

Secondo il governatore: «La bussola deve essere il primato dell’etica nel pubblico e nella politica, perciò la scelta del candidato credo debba essere sempre figlia di un processo popolare e non di manovre di palazzo». In sua difesa è anche intervenuto il sindaco di Bari Michele Emiliano che, intervistato da Sky, ha dichiarato: «Io da pugliese e da sindaco di Bari sono un sostenitore di Nichi Vendola». A colpire Emiliano è stata la forza con cui Vendola ha affrontato lo scandalo della sanità: «C’è stata una reazione della politica contro il sospetto del malaffare che non sempre in altre regioni è stato così Veemente e così deciso. Io sento dire che ci sono le elezioni e che Vendola deve rifarsi la faccia. Ma io non ha mai visto un presidente della Regione reagire con tanta durezza e rompere anche rapporti personali con alcune delle persone appartenenti alla sua parte politica, che sono oggetto di indagine, pur di salvaguardare l’immagine e la dignità della Puglia davanti al resto d’Italia». «Essere coinvolti in questo tritacarne per chi si batte ogni giorno è veramente molto duro» ha concluso Emiliano.

Alfonso Bianchi - Corrieredelmezzogiorno.it

Il 29 Agosto 2009 Di Pietro ha lanciato l'editto contro Vendola. Ha asserito che Vendola non ha "responsabilità giudiziarie personali" ma avrebbe "responsabilità politiche" per aver accolto nella giunta persone che nel corso del tempo si sono riscoperte non proprio pulite (vedi Tedesco) tanto da non essere ricandidabile a Presidente della Regione, almeno per quanto riguarda l'Italia dei Valori. Ha paragonato il Presidente della Puglia ad una "foglia di fico" grazie alla quale copre la sua giunta...

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“Quando ci sono presidenti uscenti che hanno fatto bene il loro non vedo motivi per non ricandidarli, e mi pare che sia esattamente il caso del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Questa è la mia opinione”. Così Dario Franceschini davanti ai giornalisti baresi, in occasione della presentazione della sua mozione, insieme al candidato alla segreteria regionale Guglielmo Minervini.

Il segretario nazionale del Pd ritiene che sul bontà della ricandidatura dell’attuale governatore regionale non ci siano discussioni anche se, fa notare, “ci sono regole molto precise nel nostro statuto che dicono che nel caso ci sia una coalizione è la coalizione che decide i criteri e le modalità con cui scegliere il candidato presidente”. Più di duecento persone hanno affollato la sala Europa della Villa Romanizza Carducci, dove Franceschini è arrivato dopo aver incontrato gli aderenti del Pd di Molfetta e Foggia. In vista delle prossime elezioni regionali, il segretario del Pd ha chiarito che le decisioni sui candidati  “vanno decise regione per regione, ovviamente sempre in un campo alternativo alla destra e laddove le condizioni territoriali lo dovesse permettere sarà possibile allargare anche ad altre formazioni centriste come l’Udc”.

In merito alle turbolenze in seno ai dalemiani pugliesi nessun commento, anche se il segretario nazionale del Pd liquida senza mezzi termini l’accusa di antiberlusconismo eccessivo rivoltagli dall’ex ministro degli esteri: “Ascolto e registro le posizioni di D’Alema sempre con la massima attenzione, però parlare in casa nostra di eccesso di antiberlusconismo suona veramente male, non so cosa sia, è una categoria inesistente". "So solo - continua - che di fronte all'atteggiamento che il Governo ha rispetto alla crisi e rispetto a centinaia di migliaia di italiani e imprese che non ce la fanno più a vivere, il Governo ignora i loro bisogni: di fronte a queste cose abbiamo il dovere di fare opposizione”.

Sulla dialettica interna al partito che spesso arriva sui giornali e fomenta ulteriori divisioni, Franceschini è chiaro: “Dobbiamo distinguere il confronto congressuale interno al Pd, dall'esigenza di parlare fuori con una voce sola''. E poi aggiunge la sua ricetta per un partito che sappia guardare con una prospettiva di lungo periodo: ''Il mio motto è che non si torna indietro anche perchè abbiamo appena cominciato, saranno due anni ad ottobre e il Pd deve durare tutto il secolo, tra vittorie e sconfitte, senza mai mettere in discussione il suo progetto, il bipolarismo del Paese e l'alternanza dei governi, l'apertura alla società civile e agli elettori, nostri azionisti, perchè le nostre saranno le primarie più democratiche che ci siano state''.

Guglielmo Minervini ha invece toccato i punti essenziali del suo programma, oggi pubblicati anche all'interno del suo nuovo sito . In particolare, l’assessore regionale alla Trasparenza e Cittadinanza Attiva, si è soffermato sulla importanza delle primarie per ricostruire un partito che ha conosciuto profonde lacerazioni e che ora deve rilanciarsi. “Sono primarie dove non c’è un vincitore già in partenza. Dovranno essere le idee della gente comune ad emergere per rilanciare quella sfida iniziale del Pd che metteva a valore la ricchezza proveniente dalle diversità culturali e dalle storie politiche di ciascuno per la crescita di un nuovo soggetto politico”.

BARI - Le prove di una ripresa del dialogo sono già partite da tempo,ma negli ultimi giorni - dai palchi pre-congressuali del Pd in tutta Italia - arriva sempre più forte il messaggio dei dalemiani e dello stesso leader Massimo D’Alema, che ne ha parlato ieri a Milano: ricostruire il centrosinistra a partire dagli alleati storici. In una parola: fatto il congresso, si riaprano le porte a sinistra e a chi il dialogo con noi non l’ha mai interrotto, il governatore della Puglia Nichi Vendola. La prova è arrivata nei giorni scorsi da Genova, dove Rosy Bindi (mozione Bersani) ha tirato la volata al presidente della Puglia, con lei sul palco del Pd. 

«Bisogna ricostruire - ha detto - il perimetro del centrosinistra ripartendo dagli alleati di sempre e penso che Bersani sia il candidato più giusto per ricostruire, oltre ad un grande partito, una grande coalizione di centrosinistra in cui nessuno fa lezione all’altro di anti-berlusconismo ma ci si impegna per creare un’alternativa alla destra». 

{affiliatetextads 1,,_plugin}Vendola? Ha colto la palla al balzo. Serve «una grande alleanza in difesa della democrazia e del welfare che abbia al centro la questione morale per ricostruire il senso di una classe dirigente che si deve dare una grande missione». Non sarà una partita facile per il Pd. 

Se da parte dell’area Franceschini il via libera alla ricandidatura a governatore di Vendola è già arrivato, è proprio dall’area Bersani che arrivano i distinguo tra i sostenitori della sua ricandidatura alle Regionali (che passa, inevitabilmente, per un accordo tra i Democratici e la sua «Sinistra e Libertà») e i detrattori, i lettiani capeggiati in Puglia da Fr ancesco Boccia. Ma non lo sarà neanche per Vendola, stretto da un lato dal fango che emerge dalle inchieste della Procura e che sta travolgendo l’ultimo scorcio della sua legislatura e, dall’altro, dallo sfarinamento del movimento politico che lo sostiene da quando ha rotto con Rifondazione. 

In «Sinistra e Libertà», infatti, non si suona più all’unisono e sono prevedibili, dai Verdi come da Sd, fughe verso il Pd non appena si chiuderà la vicenda congressuale. La partita è tutt’aperta anche sul fronte degli altri possibili alleati: sia l’Idv, che piuttosto preferisce Boccia a Nichi, sia l’Udc - che, da ago della bilancia, pretende un candidato moderato sia dal Pd che dal Pdl e dice no a Nichi - stanno remando contro la ricandidatura di Vendola per il centrosinistra. Nè è da escludere che, in caso di mancato accordo col Pd e di rottura tra il segretario regionale uscente nonché grande sponsor di Nichi, Michele Emiliano, e i vertici dei Democratici, il governatore uscente possa scendere in campo da solo con una propria lista (su modello della mozione «Semplicemente pugliesi» messa in piedi dal sindaco di Bari per il congresso regionale Pd), rompendo le righe e facendo capitolare la sinistra contro un Pdl compatto e quantomai motivato a riconquistare la Regione. 

In questo scenario Nichi - comunque in grado di raccogliere consensi - potrebbe perfino risultare primo dei non eletti e «soffiare» così il posto da capogruppo in consiglio regionale al candidato governatore del centrosinistra. Tutte ipotesi, queste, che non saranno sciolte prima di fine ottobre, quando cioé la sfida alla leadership nazionale del Pd sarà conclusa. Per ora solo qualche certezza, che arriva da alcuni alleati. È Mino Borraccino, consigliere regionale dei Comunisti Sinistra Popolare, a ricordare a tutti che «Vendola ha operato bene tanto da meritare di essere ricandidato alla guida della nostra coalizione. Per questo, siamo al suo fianco in quella che nel centrosinistra sembra una campagna trasversale ai suoi danni».

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